mercoledì 31 ottobre 2012

martedì 30 ottobre 2012

SCIE CHIMICHE IN PIEMONTE (MA E' COSI ANCHE NEL RESTO D'ITALIA)



IL CONTADINO E LE SUE MELE




Se un contadino decide di mangiarsi tutte le sue mele, che problema c'è? Le mele sono le sue e ne fa quello che desidera.

Lo stesso principio si applica al danaro però.

Essendo il danaro uno strumento di controllo sociale nelle mani del governo è giusto che questo se ne appropri? Credo proprio di sì e non c'è nulla di cui meravigliarsi.
Oggi vi è la notizia che il premier cinese abbia accumulato 1,6 miliardi di dollari. Un politico 1,6 miliardi di dollari !! Nulla di nuovo sotto al sole.

Dove è il problema allora?

E' che la Gente intende quel danaro come loro, "del Popolo" ma non è così ! La Gente ha aderito supinamente ad accettare il danaro del Governo ed ha scelto di svolgere attività disumane abbandonando le "vere" attività produttive naturali in cambio di cibo transgenico e medicato e divertimenti vari.

Il Potere è nella Gente, ma per manifestarsi la Gente deve trasformarsi in Popolo ovvero coeso, unito, deciso a cambiare - innanzitutto sè stesso.

Per questo, quando uscirà l'ennesimo articolo della ultima ruberia politica non vi meravigliate, perchè il danaro - oltre ad essere al 97% virtuale - è dei Politici e non ci appartiene.

Arnaldo Spicacci Minervini

domenica 28 ottobre 2012

DA VEDERE TRE VOLTE AL GIORNO E MANDARE A 10 AMICI (caricatelo su tutti i canali)



LO DICIAMO DA ANNI!!!!!!!!!!!!!!
LO AVETE CAPITO O NO???

QUI SIAMO TUTTI FOTTUTI SE NON CI DIAMO UNA SVEGLIATA SUBITO!!!!!!!


mercoledì 24 ottobre 2012

"SE NON VUOI FAR VOLARE L'UCCELLINO GLI TAGLI LE ALI"



LA GUERRA AMBIENTALE E’ IN ATTO


Comunicato Stampa

Se ne parla in una conferenza a FIRENZE il 27 ottobre 2012 con il Generale Fabio Mini.
Nel 1966, il professor Gordon J.F. MacDonald, allora direttore associato dell’Istituto di Geofisica e Fisica Planetaria della University of California di Los Angeles aveva scritto il libro "Unless Peace Comes"(“A meno che non venga la pace”). Lo specialista in strategie di guerra ne intitolava un capitolo con una domanda piuttosto inquietante: “COME DISTRUGGERE L’AMBIENTE? ”. Scriveva MacDonald: "Tra i futuri mezzi per conseguire gli obiettivi nazionali con la forza, una possibilità dipende dalla capacità dell'uomo di controllare e manipolare l'ambiente del suo pianeta. Una volta ottenuta, questo potere sull'ambiente fornirà all’uomo una nuova forza in grado di fare danni grandi e indiscriminati. La nostra comprensione attuale del cambiamento ambientale intenzionale rende difficile immaginare un mondo in cui si svolgerà la guerra geofisica.“ 

Secondo MacDonald le armi geofisiche potevano diventare parte dell’armamento di ogni nazione e rivelarsi particolarmente adatte per guerre sotto copertura o segrete. Parlava di scioglimento o destabilizzazione delle calotte polari, tecniche di impoverimento dell’ozono, ingegnerizzazione dei terremoti, controllo delle onde oceaniche e manipolazione delle onde cerebrali attraverso l'azione sui campi energetici del pianeta. Il ruolo che rivestiva il prof. Mac Donald era tutt'altro che insignificante: nel 1966 era consigliere del Presidente dgli Stati Uniti Lyndon B. Johnson ed in seguito diverrà membro del consiglio per il controllo tecnologico sugli armamenti.

Nel 2007 sarà il generale Fabio Mini ad affrontare apertamente la questione delle guerre del futuro e dell' obiettivo del controllo ambientale. Lo farà in un articolo pubblicato su LIMES. Scriveva qualche anno fa il generale Mini:
 “La guerra ambientale, in qualunque forma, è proibita dalle leggi internazionali. Le Nazioni Unite fin dal 1977 hanno approvato la convenzione contro le modifiche ambientali, il che rende ingiustificabile qualsiasi guerra proprio per i suoi effetti sull’ambiente, ma come succede a molte convenzioni, quella del 1977 è stata ignorata ed i militari hanno anzi accelerato la ricerca e l’applicazione delle tecniche di modificazione del tempo e del clima, facendole passare alla clandestinità. Se prima di quella data, l’uso delle devastazioni ambientali era chiaro e se le modifiche ambientali anche gravissime erano codificate e persino elevate al rango di sviluppo strategico o di progresso tecnologico, oggi non si sa più dove si diriga la ricerca e come si orientino le nuove armi”.

Ma cosa hanno a che fare queste autorevoli considerazioni sulla possibilità di usare l'ambiente come arma col dibattito sull'importanza della lotta al riscaldamento globale che investe l'opinione pubblica da almeno due decenni?
Tutti ci stiamo rendendo conto della grave incidenza degli eventi atmosferici e dei mutamenti climatici, ma è la CO2 il vero responsabile di questi cambiamenti, o le responsabilità di questa situazione vanno ricercate in altri ambiti ?
Ed ancora, la questione del riscaldamento globale non si sta trasformando in un cavallo di Troia per introdurre una militarizzazione forzata dell'ambiente attraverso tecnologie di intervento sull'atmosfera e sull'ambiente?
A seguito di questi eventi atmosferici e climatici infatti, i governi ed gli esperti  stanno spingendo affinchè la lotta ai cambiamenti climatici diventi materia di sicurezza e quindi ambito gestito dai militari.

I passaggi in questa direzione sono già avvenuti, e sono in via di perfezionamento. La militarizzazione completa del pianeta con la scusa di dover debellare il più grande pericolo che l’umanità dovrà affrontare, il "Global Warming Antropico", è già in atto.
La pressione sull’opinione pubblica viene attuato con ogni mezzo. Il mondo si muove verso una militarizzazione non solo dello spazio, ma di ogni ambito istaurando un sistema di sorveglianza elettronica globale.
Di questo si parlerà in una conferenza dal titolo "LA GUERRA AMBIENTALE E' IN ATTO: dalle mistificazioni sul Global Warming alle modificazioni globali della Geoingegneria" che si svolgerà il 27 ottobre 2012 alle ore 15.00 a Firenze presso la Sala Vanni di piazza del Carmine, a cui parteciperanno come relatori il già citato generale Fabio Mini, il biologo Enzo Pennetta e il giornalista Antonio Mazzeo.
Enzo Pennetta esaminerà la controversa questione del riscaldamento globale e i suoi risvolti. Il generale Mini parlerà di "guerra ambientale", mentre Antonio Mazzeo, affronterà il tema riportando l'esperienza del Comitato NoMUOS, che da anni si batte contro l'installazione del MUOS a Niscemi. Definito l'occhio del Pentagono in Sicilia il MUOS, un potente sistema di antenne e radar, è ritenuto dagli Stati Uniti un elemento fondamentale del sistema globale per la gestione delle guerre future e il controllo del pianeta. Tre punti di vista, tre approfondimenti per aprire un dibattito su un tema cruciale per il nostro presente e futuro.

La conferenza è stata voluta fortemente da un gruppo di cittadini da qualche anno impegnati nella questione. L'intento è aprire una seria discussione su scenari tanto preoccupanti quanto concreti. Gli strumenti della guerra climatica sono in grado di destabilizzare il suolo e le correnti atmosferiche, e di conseguenza l'ambiente in cui viviamo, le nostre economie e dunque le nostre vite.

Per maggiori info sulla conferenza: www.nogeoingegneria.com

Comunicato stampa ricevuto da Enrico Galoppini


E IL GIORNO ARRIVO'...

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martedì 23 ottobre 2012

lunedì 22 ottobre 2012

OBAMA Vs ROMNEY: LA SOLITA PAGLIACCIATA



TV e stampa ci stanno rincoglionendo con la “sfida”, quasi che fosse uno spareggio di un incontro di pugilato, tra Obama e Romney. 
Come noto in quel demenziale paese che sono gli Stati Uniti, si divertono con questi spettacoli da baraccone. Due candidati, appositamente scelti,  “lavorati” e finanziati, da Lobby e consorterie, si affrontano con una serie di domande e risposte, studiate a tavolino da appositi psicologi, sociologi ed esperti di sondaggi elettorali, che meglio sarebbe definire esperti di gonzi. Chi deve vincere è già stabilito e comunque chi vince, vince, non cambia nulla essendo democratici e repubblicani due facce opposte di una stessa medaglia.
Questa è la democrazia americana, carne di porco del potere finanziario: uno spettacolo da baraccone.

E questa democrazia, questa farsa, la stanno travasando, anzi già l’hanno esportata anche da noi che, come popolo, proprio sprovveduti non eravamo. Basta vedere da noi le moderne diatribe elettorali in televisione e le cosiddette “primarie” altra farsa oramai divenuta patrimonio dei nostri partiti.

Per fortuna i votanti stanno sempre più diminuendo.
Non che prima fosse tanto meglio, la democrazia è da sempre stata il regno dei furbi, dei farabutti e degli approfittatori. Vi ricordate la Napoli degli anni ’50 quando si regalavano ai poveri disgraziati una scarpa e poi se vinceva il candidato a cui si chiedeva il voto, si poteva ritirare anche l’altra?

E i milioni di volantini, pieni di cazzate, che imbrattavano le strade? E i party, cene, brindisi ecc., nei quali i democristiani erano maestri? E le lampade a forma di fiamma o i ciondolini con il Duce su una facciata e la fiammella dall’altra parte, regalati ai missisti? Ovviamente con il passare degli anni, l’effige del Duce veniva sempre più sostituita. Non ridete con queste cazzate, centinaia di mascalzoni ci sono andati al parlamento o nei consigli comunali.

Questa è la democrazia. 
E’ un dovere morale di tutti di starsene alla larga.  
Sempre e comunque.

Maurizio Barozzi

EVASIONE, TASSAZIONE E CORRUZIONE: IL DANNO E L'INGANNO



Le esportazioni di capitali sono un danno diretto in termini di deprivazione monetaria, di perdita secca di mezzi da parte del sistema-paese, che si ritrova con meno mezzi monetari per i pagamenti dei debiti, gli investimenti produttivi, i consumi... Invece, non sono un danno e una perdita secca i fatti (come il prelievo dei tributi e l’evasione dei tributi) che determinano solo uno spostamento di capitali da un soggetto A a un soggetto B all’interno del sistema-paese. Se tali fatti facciano bene o male al paese, dipende da un fattore diverso, ossia se il modo in cui spende il denaro il soggetto B fa crescere l’economia di più o di meno rispetto al modo in cui lo spenderebbe il soggetto A. In ogni caso, si è visto che, se il prelievo fiscale effettivo supera stabilmente il 40% del pil, esso ha effetti depressivi sull’economia. In Italia è al 55%.

  Nelle sue campagne “informative” e moralizzatrici, IL governo descrive all'opinione pubblica l'evasore fiscale come un ladro che sottrae ricchezza alla collettività ed è colpevole per le tasse molto alte; aggiunge che, se si vincesse l'evasione fiscale, si pagherebbe meno tasse.
Ragioniamo.

Se qualcuno (il ladro o lo Stato) sottrae 1.000 Euro a una famiglia o a un'azienda, impoverisce la famiglia o l'azienda di 1.000 Euro, nel senso che diminuisce di 1.000 Euro la sua capacità di pagare per ottenere ricchezza reale. Per la famiglia o l’azienda è un danno secco. E' un rapporto lineare e semplice. Ma quei 1.000 vanno ad aumentare il potere di acquisto di un altro soggetto che sta entro il sistema-paese (il ladro, lo Stato), la sua ricchezza. La sottrazione non opera un annientamento della ricchezza, ma una sua ricollocazione. Quindi quel furto non ha diminuito il potere d'acquisto, la ricchezza, complessiva, le risorse, del sistema-paese, ma ne ha trasferito una parte da un soggetto a un altro entro di esso. Analogamente, se l’azienda o la famiglia evade 1.000 euro di tasse, saranno 1.000 euro in più di potere d’acquisto della famiglia, e 1.000 euro di meno di potere d’acquisto per lo Stato, ma il potere d’acquisto totale del sistema-paese non muta.  Se un pubblico amministratore o dirigente sottrae 1.000 dalle pubbliche casse, dell'ente che amministra, aumenta il proprio potere d'acquisto e diminuisce quello dell'ente. Se riceve una bustarella di 1.000 da un'impresa appaltatrice di quell'ente pubblico, per far pagare 10.000 in più a quell'impresa per l'opera pubblica appaltatale, l'ente pubblico si depaupera di 10.000, il corrotto si arricchisce di 1.000 e l'impresa corruttrice di 9.000.
Sono operazioni a somma zero per il sistema-paese. Anche in questi casi, si ha un trasferimento di potere d'acquisto, non un suo annientamento, non un annientamento di risorse economiche, e ancor meno si ha un annientamento di beni reali. 

Orbene, ai fini dell'interesse collettivo, che effetti hanno questi spostamenti? Arricchiscono o impoveriscono la collettività nazionale, o sono indifferenti?
 Purtroppo per gli amanti del semplice e lineare e moralistico, bisogna distinguere e analizzare.
 a) Il reato (furto, frode, peculato, corruzione, evasione), la violazione di una norma di legge, in sé, diminuisce, in quanto diventi di dominio pubblico, la fiducia sociale nella legalità; e questo è un danno se il sistema-paese è complessivamente sano, mentre non è un danno se è complessivamente guasto, ma anzi può favorire un rivolgimento.
 b) La corruzione, in quanto produce un'opera pubblica inutile o difettosa, oppure una fornitura alla pubblica amministrazione di opere, beni, servizi difettosi o inutili (ad es., edificio in calcestruzzo armato con poco ferro e cemento), comporta un peggior servizio alla collettività, quindi un danno che è molto superiore alla tangente pagata – ed quello è il vero danno sistemico della corruzione, non l’importo della tangente.
c)      Lo spostamento di una quantità di denaro da un soggetto A a un soggetto B, per la collettività, produce un danno o un vantaggio o nessun effetto, a seconda dell'uso che di questo denaro fa un soggetto rispetto all'altro (per il caso che il soggetto che perde il denaro sia lo Stato aggiungerò poi una specificazione importante). Mi spiego: se il soggetto A spende il denaro in un modo che induce una crescita economica del 20% della spesa,  mentre il soggetto B lo spende in un modo che la fa crescere del 60% della spesa, allora alla collettività conviene che B abbia più denaro da spendere, e A meno.  A e B possono essere il ladro, lo Stato, l’artigiano-evasore, il proprietario immobiliare…  Ma che tipi di uso del denaro fanno crescere di più l’economia, e che tipi di meno?
ci)    La fanno diminuire, soprattutto in tempi di carenza di liquidità nel sistema, gli usi che tolgono dalla circolazione nel sistema economico reale, ossia la tesaurizzazione, come tenere le banconote in cassaforte; e i trasferimenti all'estero: esportazioni di valuta, rimesse degli emigrati; investimenti finanziari, speculativi e improduttivi in termini di economia reale; quindi un governo che, per spostare dalle tasche della gente alle proprie casse 20 miliardi di tasse in più (cosa che non cambia la quantità di moneta presente nel sistema-paese) mette in fuga verso l’estero 220 miliardi (cosa che riduce di 220 miliardi la liquidità a disposizione dell’economia nazionale) è un governo folle oppure che mira a sabotare il paese e ad avvantaggiare altri paesi, soprattutto se il paese che esso governa è già in recessione e a corto di liquidità; ancora di più se, per prendere alla gente 15 miliardi, sottopone gli immobili a una tassazione che li deprezza di centinaia di miliardi, compromettendo così le garanzie bancarie, quindi le linee di credito e il livello di liquidità nazionale;
cii)  La fanno aumentare  gli investimenti e le spese comportanti l'acquisto di beni e servizi prodotti  nella nazione, l'incremento del patrimonio, scientifico, tecnologico, professionale, quindi della competitività della nazione; il miglioramento della salute, dell'ambiente, del territorio della nazione; il pagamento di salari, di contributi e di tasse entro la nazione;
ciii)Alzare salari e pensioni, oggi, in tempo di globalizzazione, si traduce in larga parte in aumenti di acquisti di beni nella grande distribuzione organizzata, beni prodotti perlopiù all'estero; quindi gli incrementi salariali e pensionistici hanno in parte un impatto non positivo sull'economia nazionale;
civ)Il rapporto tra spese e aumento di ricchezza potrà essere più o meno elevato, più o meno rapido, più o meno durevole, a seconda della sua natura, della sua tipologia, della sua appropriatezza e qualità di progettazione ed esecuzione...
 d) Va ancora considerato l'effetto interno del trasferimento nel soggetto che perde  o non riceve e nel soggetto che prende o trattiene. Ad esempio, se un'impresa produttiva deve pagare più tasse (vuoi perché lo Stato aumenta l'aliquota, vuoi perché non può più evadere), possono accadere diverse cose, in teoria; ma, in una situazione come l'attuale, connotata da recessione stabile, crollo dei consumi, credito scarso e costoso, altissimi tributi e tariffe rispetto all'estero, milioni di partite iva che non realizzano utili ma stanno aperte solo per pagare debiti e mantenere gli addetti, le cose che possono accadere sono, quasi sempre, le meno desiderabili:
di)   -il caso ideale, che raramente si verifica: l'impresa (l'artigiano, il professionista, etc.,), se ha margini di profitto, rinuncia a parte di questo per pagare le tasse, ceteris paribus;
dii) -l'impresa scarica il costo tributario sui suoi prodotti, quindi diminuisce il potere d'acquisto degli acquirenti; caleranno le sue vendite, quindi ridurrà il personale e gli investimenti;
diii) -l'impresa, per trovare i soldi necessari a pagare i costi tributari, taglia altri costi: personale, formazione, ricerca, investimenti; quindi taglia una spesa molto buona per la collettività, per dare i soldi allo Stato, alla politica, che li userà forse in un modo non altrettanto buono, produttivo, per la collettività;
div) -l'impresa valuta che, se deve pagare tutte quelle tasse, le conviene trasferirsi all'estero; quindi chiude, licenza, porta via capitali, macchinari, tecnologia, clientela; non paga più tasse e contributi in Italia, scaricando sulla collettività il costo dei licenziati;
dv) -l'impresa chiude o fallisce, lasciando fornitori, dipendenti, fisco, Inps, Inail senza pagamento; eventualmente passa al nero totale;
dvi)  -per contro, se il soggetto che perde o non incassa è lo Stato, bisogna distinguere:
se si tratta di uno Stato dotato di sovranità monetaria, come Regno Unito, Svizzera, Giappone, USA, può compensare i mancati introiti fiscali, e il conseguente deficit di bilancio, monetizzando questo deficit, ossia coprendolo con emissioni monetarie attraverso la sua banca centrale di emissione – il che, in situazioni di scarsità monetaria, è un bene; se, invece, come l'Italia, non ha sovranità monetaria e ha vincoli di bilancio, allora dovrà tagliare le spese e/o inasprire le tasse.

 Ancora una considerazione di fondo. Lo Stato, ossia i politici, afferma che il gettito fiscale non sia sufficiente a causa dell'evasione fiscale. Ma il gettito fiscale, anche con questa evasione fiscale, è più del 50% del pil nazionale, incluso il sommerso. Dovrebbe essere più che sufficiente per avere una buona amministrazione, con buoni servizi, ricerca, innovazione, welfare, pareggio di bilancio... se la p.a. è inefficiente, i servizi sono scadenti,  la ricerca e l'innovazione minimi, le infrastrutture carenti e vecchie, allora il problema, la causa, non è i 170 miliardi di evasione, che restano a chi li ha prodotti e non vengono affidati ai politici – la causa sono proprio i politici. Sono loro che usano male i soldi, li spendono in modo inefficiente, li rubano. Non tassano per i bisogni della collettività. Tassano più che possono per spartirsi più che possono. Se riuscissero a recuperare l'evasione fiscale dall'economia reale, non ovviamente dai loro burattinai di banca e finanza,  semplicemente si spartirebbero di più. Ecco perché essi, nella propaganda di Stato, pongono l’accento sull’evasione mentre lasciano in ombra gli sprechi e le mangerie.
Ma con più prelievo fiscale effettivo avremmo un'esasperazione dell'effetto Laffer, già oggi pesante, ossia dell'effetto per cui, alzando la pressione fiscale effettiva oltre una certa soglia, il gettito fiscale cessa di crescere e inizia a ridursi in funzione del salire della pressione, perché la pressione fiscale spinge le aziende fuori dal mercato, le fa emigrare, chiudere, fallire. Si chiama avvitamento fiscale, e il governo tecnico lo ha realizzato in Italia in pochi mesi, accompagnandolo col peggioramento dell’outlook e, anche in prospettiva,  di tutti i fondamentali: pil, deficit pubblico, deficit commerciale, debito pubblico, occupazione, inflazione, costo del denaro, liquidità di sistema, competitività internazionale, investimenti produttivi, consumi: gli obiettivi di pareggio di bilancio, di crescita del pil etc. si stanno allontanando nelle previsioni del governo stesso. Ma, se non si vuol essere populisti ed estremisti, bisogna aderire al coro che dichiara che non vi è alternativa a questa politica economica.

 Quindi direi, in conclusione, che l'evasione fiscale è usata dal regime come un capro espiatorio per  decolpevolizzarsi dei suoi risultati, per continuare a prosperare sulla spesa pubblica, per continuare a gestire come vuole la cosa pubblica, per continuare a consentire ai suoi membri e ai burattinai del piano superiore di eludere ed evadere alla grande. A questo fine propagandistico, il  regime spiega falsamente al pubblico generale l'evasione fiscale come una sottrazione  secca di risorse alla collettività, mentre essa lascia il denaro entro il sistema, e mentre ciò che lo sottrae al sistema sono la fuga dei capitali, la fuga delle imprese, le rimesse verso l’estero degli immigrati, e i soldi – 60 miliardi sinora – che il governo dà a Grecia, Spagna, Portogallo., Irlanda per pagare loro debiti verso le banche tedesche e francesi, nell’interesse di queste banche.

La propaganda dello Stato usa un ulteriore elemento di inganno dell’opinione pubblica, un elemento non logico ma grafico: l’immagine dell’evasore-parassita adottata dalla campagna di “informazione”. Si tratta di un volto di persona dalla pelle scura, dai tratti fortemente “terroni” o nordafricani o turchi, con aspetto rozzo, pelle non rasata, abbigliamento modesto – quindi si suggerisce che l’evasore-tipo sia una persona di livello sociale e reddituale bassi. mentre   al contrario la grossa evasione è opera di grandi industriali e finanzieri (bancari e assicurativi).

20.10.12   Marco Della Luna


IL PENSIERO DOMINANTE - INTERVISTA AL DR. ARNALDO SPICACCI MINERVINI


Ringrazio Arnaldo per la sua disponibilità 
e per la capacità di semplificare concetti anche complessi.

Elia

giovedì 18 ottobre 2012

"QUANTO DOLORE GRATUITO PORTATE PER IL MONDO"

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I "MODERATI", MALE DEL SECOLO XXI°


Alcuni giorni fa, l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nell’ambito delle “manovre” che condurranno alle elezioni del 2013, ha affermato, che per quanto riguarda il suo schieramento, il suo successore Monti può essere il riferimento, il candidato dei “moderati”.
È una vita che sento parlare di “moderati” e ancora non si capisce bene che razza d’individui siano.
Nella mente della maggioranza delle persone, “moderato” è il contrario di “estremista”, e questo basta a rendere il concetto positivo, senza porsi troppe questioni. L’estremismo, a pelle, non piace. Dà l’idea di gente pazzoide e pericolosa. E con questo si può anche comprendere la tranquillità che infonde pensare di essere governati da dei “moderati” piuttosto che da “estremisti”.
“Moderato”, di per sé, significa che “ha il senso del limite”, “è incline alla misura” e alla “temperanza” (che è una gran virtù, infatti tutte le religioni l’hanno incoraggiata).
Allora c’è qualcosa che non torna, se si pensa alle facce, alle parole, e in particolare alle azioni di certi “moderati”.
Questi “moderati” per cui ci si spertica tanto, gareggiando per ingraziarsene le preferenze elettorali, fino a voler costruire, ciclicamente, “la grande casa dei moderati”, sono individui “misurati” e col “senso del limite”?
Direi proprio di no. Anzi, direi che tutto sono tranne che persone di questo tipo.
Sono degli “estremisti”, degli invasati della loro visione del mondo, tant’è vero che non accettano alcun contraddittorio né sono disposti ad ammettere deroghe all’applicazione delle loro “ricette”, che portano avanti a senso unico, senza alcuno scrupolo, naturalmente dove restano liberi di scorazzare a briglia sciolta.
Si prendano in esame tutti i provvedimenti in materia finanziaria, economica, politica, culturale, e persino militare di questi “moderati”, e si realizzerà che siamo di fronte ad una dittatura di estremisti della Liberaldemocrazia, nelle sue varianti di destra, centro-destra, centro-sinistra e sinistra, il tutto plasticamente raffigurato nella grande ammucchiata che sostiene l’attuale governo “italiano”, insediato con fulminea velocità dai cosiddetti “poteri forti” (mai che spiegassero alla gente cosa sono: non possono, perché sono tutti ai loro ordini) e alla faccia di colui che intendeva passare alla storia dopo il suo parodistico “ventennio”, per porre fine al quale è bastato un attacco speculativo sui titoli azionari delle sue aziende!
Entrare nel dettaglio di tutte le linee di politica interna ed estera dei recenti governi della cosiddetta “Seconda Repubblica”, con l’ultimo che va inanellando una serie di “record”, sarebbe puramente ozioso e prolisso, ma ciascuno dei lettori di questo come di altri siti internet non appiattitisi sul culto della Liberaldemocrazia e del suo necessario corollario, il “laicismo”, possiedono tutti gli strumenti necessari per comprendere che quando si parla di “moderati” s’intende in realtà dei devoti dell’idea Liberademocratica, o meglio personaggi che sguazzano alla perfezione nel “mondo moderno” e i suoi “valori”, e più precisamente ancora figuri che dimostrano puntualmente una totale sottomissione ai loro padroni, palesi ed occulti, recependone ed attuandone con fanatica abnegazione i loro ordini.
Ecco, la questione di che cosa sono i “moderati” si riduce a questo. A descrivere dei fedeli servitori di chi ha tutto l’interesse a mettere in uno stato di prostrazione, con la scusa delle “inevitabili riforme”, intere comunità di uomini.
Qualcuno ricorderà ancora la ridicola e stucchevole definizione di “Paesi arabi moderati”, ritualmente e platealmente riconosciuta da tutte le dirigenze occidentali agli ex presidenti egiziano e tunisino, Mubarak e Ben Ali. Al di là di tutto quel che si può pensare sulla “Primavera araba” (e chi mi legge sa che non ne penso un gran bene), di quei due personaggi tutto si può dire tranne che non fossero degli estremisti del vassallaggio delle loro nazioni, porte con servizievole obbedienza alla mercé dello sfruttamento e dell’asservimento da parte degli occidentali. Che fine abbiano fatto quegli “arabi moderati” è poi un altro discorso (i servi li si disprezza e li si getta nel cestino, no?), ed altre considerazioni andrebbero svolte su che cosa sia “l’Islam moderato”, altrimenti detto “concezione dell’Islam e corrispondente tipo umano funzionali agli interessi occidentali”.
Nella vulgata dei “padroni del discorso”, la patente di “moderato” è naturalmente l’esatto contrario di quella di “estremista”. Con quest’ultima tinta, i media-pappagallo dipingono, tra gli altri: in Latino-America, un Chavez, un Morales, un Correa, persino una Kirchner, e non parliamo di Castro; nel Vicino e Medio Oriente, un Ahmadinejad, un al-Asad (che appena due anni fa era “moderato”!), un Nasrallah, un Haniyyeh (ma nessun petromonarca autocratico del Golfo!); in Europa, un Lukashenko, un Putin, e, ad intermittenza, un Orban (Ungheria) ed altri capi di Stato europei che osano sgarrare dai diktat della “Commissione Europea”, della BCE e del FMI. In Africa, poi, il gioco è ancor più smaccato, ed è anche penoso elencare i casi di situazioni allucinanti (ultima quella in Costa D’Avorio) create con ogni sporco mezzo per mettere a capo dello Stato un cosiddetto “moderato”, cioè un perfetto cameriere con tanto di livrea e conto corrente da rimpinzare a dovere.
Realtà e situazioni, queste, senz’altro caratterizzate da peculiarità inerenti a luoghi, popolazioni ecc., ma tutte unite da una caratteristica: l’indisponibilità a vendere la propria gente a beneficio d’interessi abominevoli sintetizzabili sotto la definizione della “liberaldemocrazia”. Cosa sono, sennò, le “liberalizzazioni” e la “democratizzazione” che di pari passo devono procedere ogniqualvolta una nazione viene sottoposta alle tutele di una élite di “moderati” insediata da “liberatori” (in mimetica o giacca e cravatta)?
Detto questo, e una volta chiarito che i “moderati”, in regime liberaldemocratico, sono gli estremisti della corrispondente visione del mondo, è doveroso specificare (soprattutto a beneficio di chi prova gusto a far finta di non capire) che l’alternativa a questa ributtante genia di “moderati” non è “l’estremismo”, di nessun tipo. Quelli che il sistema di potere vigente si compiace di definire “estremisti” (con relativa “patente”!), sono in maggioranza delle macchiette, dei figuranti e delle comparse di una giostra alla quale hanno accettato di partecipare, impersonando il necessario ruolo del “cattivo”. Ce n’è per tutti i gusti, di tutte le “ideologie” pretesamente “alternative” alla Liberaldemocrazia, compresi quelli – e sono forse i più patetici – che contestano gli assetti di potere reclamando ancor più “democrazia”, senza rendersi conto che “liberalizzazioni” e “democrazia” sono i due indispensabili ingredienti di una medesima ricetta che deve produrre un certo tipo umano, ridotto a un burattino disanimato in preda al proprio ego, illusosi sia di “prendere delle decisioni” (democrazia), sia di godere delle meraviglie di una “libera concorrenza” (liberismo) che non s’è mai vista in nessun tempo e luogo semplicemente perché è impossibile.
Quindi o sono degli sciocchi o in malafede quelli che vorrebbero “il popolo al potere” (gli ‘estremisti democratici’) o coniugare “libero mercato” e “democrazia”, rispetto per il “sociale”, proprio perché l’esito del primo sono gli oligopoli, che obiettivamente tanto “democratici” e “sociali” non sono! Per non parlare di quelli che non sono mai sazi delle “libertà” disponibili (da quella di far adottare figli ai “gay” a quella di abortire per schiribizzo), che gridano al “fascismo” per ogni cosa che non gli va a genio, come se questa Liberaldemocrazia – che tutto è tranne che “fascista” - non concedesse già abbastanza spazio all’esercizio di una “libertà” anarcoide, dimostrando implicitamente che “anarchia” e “liberismo” (e il “liberalismo”), ergendo l’individuo a “suprema legge”, si stringono di fatto la mano. Si tranquillizzino, quindi, gliele daranno quelle “libertà”: è solo questione di tempo.
Ma qui bisogna andare al fondo delle cose e capire che lo sfaldamento delle parole traduce una realtà che esiste più a monte, ovvero nel mondo delle idee, di cui questa “realtà” è come una sorta di arena, in cui esse entrano per così dire in competizione, con gli esseri umani che, in fondo, se ne fanno solo strumento, quand’anche parlano di “loro idee”.
“Liberismo” evoca l’idea di “libertà”, ma con essa, con la suprema libertà, quella della “Liberazione” coincidente con l’estinzione del proprio ego, non ha alcun rapporto. Anzi, l’imprenditore moderno è completamente avviluppato in “questo mondo”, tant’è che fa un vanto del fatto di non “staccare mai” e di dedicarsi alla propria attività ventiquattr’ore al giorno! Sulla “democrazia ateniese”, e su come la moderna concezione le sia sideralmente distante, è stato scritto sin troppo: senz’altro, il “demos” non era affatto una sommatoria d’individui senza alcuna qualificazione per stabilire, per di più tramite un meccanismo per delega, chi sarebbe il più adatto a governarlo, semplicemente perché il più (ovvero chi sta sopra) non può venire dal meno, e gli “antichi” quantomeno non erano ancora impazziti al punto tale da sovvertire la logica più elementare.
“Moderato”, dunque, una volta compreso che trattasi di estremista della Liberaldemocrazia, è un’altra parola oramai svuotata di senso. Il “voto dei moderati”, perciò, si risolve nell’accaparrarsi le preferenze - distribuite a destra e a manca per dare l’impressione della scelta - di individui che, oltre a non avere alcuna qualificazione per giudicare chi sia più degno di reggere le sorti della comunità, sono appiattiti sulla visione del mondo dei summenzionati “camerieri” della Liberaldemocrazia, conformando le loro esistenze ad una perpetuamediocrità che alla fine risulta l’unica cosa improntata a “medietas” di tutta la loro vita, certamente in senso parodistico nella sua viltà e insulsaggine.
Nel Novecento, c’è chi, nauseato dalla loro natura invertebrata ma capace di fare seri danni, ha definito i moderati “il male di questo secolo”. Ma quando sento che in giro per il mondo circola ancora chi, coi paramenti della Liberaldemocrazia, impone a stuoli di famiglie messe alla fame di degustare le “ricette del FMI”, mi vien da pensare che anche il nostro secolo non s’è ancora liberato da questa iattura.

Enrico Galoppini

L'UMANITA' E L'ELEFANTE

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by prinzirob
(che ringrazio)

IL SILENZIO DEGLI ONESTI




mercoledì 17 ottobre 2012

PIU' BUGIARDO DI PINOCCHIO




Ciao Elia,
oggi Monti sta parlando all'ANCE.

Sta rassicurando sul fatto che la crescita economica ci sarà e che le liberalizzazioni porteranno crescita.

Sta accusando l'evasione fiscale quale causa dei mali del paese, insieme alla corruzione.

Si potrebbe parlare di questo, ovvero fare comprendere che in un Sistema dove danaro è uguale a debito:
-  Crescita esiste solo quando debito (pubblico o privato) cresce
- Tasse vanno esclusivamente a pagare interessi sul debito, mentre la nuova spesa viene finanziata attraverso nuovo debito

Quando la Gente si accorgerà che quelle di Monti sono bugie potrebbe essere troppo tardi.

Soluzione? Cambiare. Cambiare non è facile se non costretti, ma non ci sono altre soluzioni. Certo questo dissanguamento potrebbe continuare per anni grazie ad iniezioni contabili che gonfiano i bilanci delle banche.

Potrebbe essere qualcosa di interessante?


Potremmo parlare poi anche di "crescita".

L'opinione dominante è che i governi "creino" il danaro investendo in alcune attività che portano beneficio alla collettività.

Accade
che quel danaro è preso a debito e bisogna ripagarlo con interessi.

Quelle attività finanziate sono state tali non in base a reale esigenza della comunità ma in base a decisioni del burocrate. Quindi potrebbero generare nel breve assunzioni ma non beneficio effettivo, benessere effettivo della collettività.

Invece
I governi non possono creare ricchezza, tutt'al più la distribuiscono togliendola ad alcuni e dandola ad altri. Anche se avessero il potere di "creare" danaro questo per uno dei paradossi monetari toglierebbe valore ai danari pre-esistenti. 
Per questo esistono gli emarginati, i poveri, i barboni, nel "gioco" i più deboli perdono tutto, come dei giocatori del monopoli che escono dalla partita. Ma questo non è un gioco: e la Vita!

Arnaldo Spicacci Minervini



Nei prossimi giorni intervista a 
ARNALDO SPICACCI MINERVINI