giovedì 28 febbraio 2013

MARCO DELLA LUNA: COMMENTO ALL'INTERVISTA A NICOLA BIZZI SUL M5S



L'analisi di Nicola Bizzi circa il M5S è oggettivamente, e nei suoi termini, piuttosto verosimile. Continuo a sperare che gli intendimenti enunciati dal M5S siano non solo sinceri, ma pure realizzabili, anche se – per le ragioni che esporrò sotto – essi sono irrealizzabili, e presumo che  anche i titolari del M5S sappiano che sono irrealizzabili. Quindi presumo anche che i loro veri intendimenti siano diversi da quelli enunciati. Cosa che è la regola, in politica, dove si tratta di raccogliere consenso come strumento per aggiungere un fine, e per raccoglierlo si propongono programmi diversi da quel fine, ma studiati per raccogliere il consenso. Per il resto, Beppe Grillo è un tipico leader carismatico, quindi non democraticamente contendibile,  né tollerante verso dissensi interni: egli del M5S è dominus e incarnazione, non rappresentante eletto. Forse è un dominus, un proprietario, interposto, un prestanome di proprietari effettivi, retrostanti: una filiera che, secondo la traccia ricostruita da Nicola, risale da Casaleggio fino al gruppo Rothschild. Ma, ripeto, niente so di tali possibili rapporti, e posso sperare che egli e ciò che fa sia tutto genuino, e che Grillo, anche se non potrà attuare la vision che propone, dia battaglia al sistema, offrendo perlomeno un bello spettacolo. Certo, se sono veridiche le fonti di Nicola, con la loro imponente mole di indizi, e se Beppe fu davvero partecipe del famigerato Britannia Party del 2 giugno 1992, allora la speranza sfuma.

Passo ad esporre le ragioni per le quali il programma dichiarato dai capi del M5S è irrealizzabile.
Prima ragione: Eliminare la casta politica senza ricorrere alla violenza, senza una rivoluzione violenta, e senza sopprimere fisicamente i suoi uomini come si fece nella rivoluzione francese con la nobiltà parassitaria, sarebbe impossibile, perché la partitocrazia italiana è una rete trasversale, radicata in tutte le istituzioni, comprese polizia e forze armate e chiesa cattolica. Anche quando bruciati da scandali e processi, i politici si sono sempre riciclati (pensate ai piduisti), e la partitocrazia, dalla P2  e da Mani Pulite, è uscita più forte e vorace. Figuriamoci se si cercasse di estrometterli in blocco! Farebbero fronte comune e in breve risarebbero al potere, approfittando anche dell'inesperienza del M5S, e sostenuti dagli interessi del capitalismo finanziario europeo e dell'egemonismo germanico. Ma anche la soppressione fisica non sarebbe risolutiva, perché non si tratta di singoli individui, per quanto numerosi, bensì della mentalità politica e delle consuetudini politiche della popolazione, che concepisce e pratica il rapporto politico proprio così. La casta non è separata dal popolo, ma è sua espressione.

Seconda ragione: Instaurare un regime democratico non è possibile semplicemente perché non ne è mai esistito uno: tutte le società, senza eccezione, sono oligarchiche, i mezzi forti di potere sono nelle mani di pochi, e scarsa è la quantità di potere messa in gioco nelle elezioni popolari. La democrazia è un mito contrario alla realtà oggettiva, come pure lo sono il libero mercato e l'eguaglianza naturale degli uomini e la loro libertà decisionale, e la stessa differenza oggettiva tra potere di diritto, legittimo, e potere della forza. Questi miti, seppur smentiti da fatti comunemente noti e ancor meglio dalla ricerca scientifica, sono nondimeno molto popolari e come canonizzati dalle leggi. Servono a giustificare il potere politico e molte sue imposizioni, innanzitutto quelle più utili agli interessi oligarchici e più nocive per quelli collettivi, come  l'abolizione del divieto per le banche di credito e risparmio di usare i soldi dei depositanti per gli azzardi speculativi e le privatizzazioni di funzioni pubbliche, politiche e sovrane, quali la creazione di valuta legale a corso forzoso. Pertanto, Nicola Bizzi non mi sorprende né offende affatto quando spiega che il modello democratico non è il suo modello favorito né di riferimento. Nicola è semplicemente un coerente realista.

Terza ragione: Risanare l'Italia, eliminando parassitismo, corruzione, peculato, abusi, clientelismi, illegalità è impossibile, ma non solo perché vi sono troppi e troppo forti interessi legati all'attuale andazzo, bensì e soprattutto per il fattore entropico. Ossia: illegalità e inefficienza si radicano nell'altissima sfiducia sociale, cioè nell'aspettativa reciproca tra cittadini, imprese istituzioni, che ciascuno cerchi di fregare gli altri, e che anche le regole vengano emanate a tal fine  - l'aspettativa che sopravviva o emerga solo chi frega meglio, di più e prima. Quest'aspettativa è basata sull'esperienza, è realistica e razionale, quindi non è vincibile mediante un'opera di informazione, persuasione o moralizzazione. Ma il punto principale è che essa produce un continuo calo dell'applicazione delle regole dell'ordine, del funzionamento organico, dell'efficienza – un continuo aumento del disordine, cioè dell'entropia del sistema, in un circuito che si autoalimenta: più illegalità produce più aspettativa di illegalità, che produce di nuovo più illegalità... Ed è impossibile, per un sistema complesso, invertire questo processo, aumentare il proprio ordine interno. Questo risultato può invece essere ottenuto da un sistema esterno efficiente, che assuma il dominio del sistema inefficiente e da riordinare; ma ovviamente esso lo riordinerà nell'interesse proprio, per sfruttarlo. Ed è questo che, appunto, sta avvenendo sull'Italia da oltre 30 anni: qualcosa che io ritengo inevitabile, fatidico, come descritto nei miei recenti saggi Cimit€uro e Traditori al Governo?. E l'interpretazione oggettivamente più verosimile del M5S è che esso sia funzionale a delegittimare la classe politica nazionale per facilitarne la sostituzione con una predisposta dall'estero, forse attraverso un passaggio di caos e paura generali, che creino le condizioni politiche per un siffatto ricambio, cioè l'accettazione-invocazione popolare di esso, della rotazione delle sub-élites dominanti – dominanti sì, ma per conto di terzi, cioè di un potere straniero rispetto  al quale, dal 1945 se non dalle sue stesse origini, lo Stato italiano è a sovranità limitata. Un potere essenzialmente anglo-americano, che, dichiaratamente, mira all'instaurazione di un nuovo ordinamento globale, a guida finanziaria; ma che ultimamente e sempre più trova concorrenza nelle nuove potenze emergenti, le quali, diversamente dai paesi dell'Eurozona, hanno tutte evitato di cedere ai mercati finanziari e ai loro manipolatori la propria sovranità monetaria.

Non posso quindi che concordare con Nicola Bizzi sulla sua raccomandazione di un recupero della sovranità monetaria da parte, soprattutto, dei paesi euro-deboli. Spero solo che egli erri quando afferma che M5S abbia lo scopo di assorbire e inertizzare la protesta popolare che spinge o spingerebbe in tal senso. Spero  cioè che Grillo & soci vogliano e riescano a fare ciò che dicono di voler fare; e che, se in realtà sono lo strumento del suddetto piano di riformattazione e sfruttamento dell'Italia da parte di capitali stranieri, lo strumento sfugga loro di mano e prenda vie impreviste e opposte, come non di rado avviene quando si tenta di usare come strumenti le persone, e quando si vuole riformattare a propria convenienza sistemi complessi quali sono i sistemi-paese. 
Se il parlamento uscito dalle urne non produrrà un governo stabile e forte, lo spread tornerà a salire, mentre continuerà la già avanzata dissoluzione del tessuto produttivo e occupazionale, con due possibili esiti: a)il nuovo governo chiede il puntello del MES-BCE accettando un memorandum greco lacrime e sangue che darà il colpo finale all'economia italiana e scatenerà ribellione popolare; b)il nuovo governo uscirà dall'Euro per salvare l'economia nazionale, ma dovrà appoggiarsi ai partiti, quindi lasciarli mangiare a quattro palmenti sulla spesa pubblica. L'uno e l'altro esito spaccheranno il Paese.
Dato che, come i fatti ci hanno dimostrato, nell'Europa reale, non impera la solidarietà ma il contrasto dei rispettivi interessi e la legge del più forte, all'Italia converrebbe adottare una politica nazionalista, di tutela dei propri interessi nazionali. Ma non può farlo perché non è una nazione: è essa stessa un assemblaggio di popoli, mentalità e interessi confliggenti, che non può sviluppare una vision politica, quindi un'azione politica, unica e unificante.
Oggi è ancora possibile a un leader politico proporre visions di forte successo popolare: lo hanno fatto sia Obama che Berlusconi che Sarkozy. Però queste visions sono irrealistiche perché sono sovrastate e travolte da processi e interessi finanziari globali più potenti di qualsiasi forza politica: fanno i conti senza l'oste. Presuppongono che lo Stato sia sovrano, mentre il potere è sopra di esso. Quindi le visions restano al palo, mentre si avverano scenari ben diversi, tormentosi, insicuri, bui.  Se mi trovassi io a proporre una vision, ne proporrei una minimalista, appoggiata a un programma molto pragmatico: una vision mirante a mantenere un decente livello di civiltà, cultura, diritti, produzione, sicurezza, in attesa che il dominio del capitalismo finanziario e le sue logiche si estinguano, nel senso “preluminato” nell'ultimo capitolo di Cimit€uro, e si schiudano nuovi orizzonti di possibilità.

24.02.13 Marco Della Luna


IL NEMICO E' INTORNO A NOI


Non cercatelo nel Potere. Non cercatelo tra i servi del potere. Non cercatelo nei mezzibusti che ci parlano da quella scatola maledetta o tra i pennivendoli che vanno a scaldare le poltrone televisive o che ogni giorno imbrattano tonnellate di carte stampata con le loro penose menzogne. E non cercatelo nemmeno in quei parlamentari (la maggioranza) che per qualche euro in più hanno svenduto noi e il nostro futuro alla vera mafia internazionale.

Cercate il nemico intorno a voi. Cercatelo nella supponenza, nella presunzione di sapere, nell'indifferenza, nell'egoismo, nell'italiota furbizia. Cercate il nemico nella vostra stessa indifferenza, nella vostra codardia, nel vostro vuoto blaterare, nei vostri commenti anonimi, nel vostro lanciare il sasso e nascondere la mano, nel vostro stupido sperare che siano gli altri a fare qualcosa.

Cercate il nemico nei vostri calcolucci da bottegaio mediocre, cercate il nemico nella vostra paura di essere giudicati strani, diversi, fuori di testa solo perché avete capito che proprio coloro che dovrebbero difenderci ci ingannano e ci spremono, ci schiavizzano, ci avvelenano corpo e mente.

Cercate il nemico intorno a voi. 
E poi cercatelo anche dentro voi stessi.

Con un pò di pazienza e di onestà lo troverete.

Elia Menta


E SE LO FACESSIMO TUTTI?




NOI TRASFORMEREMO




Il cuore fisico del Prof. Giacinto Auriti ha cessato di battere l'11 agosto 2006. Il cuore del suo spirito ora batte più forte tra i suoi allievi: i diritti umani si potranno realizzare veramente solo dopo il riconoscimento della PROPRIETA' POPOLARE della MONETA. 

Il gigante Auriti non muore perché non può morire la speranza di riscatto della dignità dell'uomo. Trasaliva di gioia quando gli parlavo di San Francesco che chiamava il denaro lo sterco del diavolo, o di San Bernardino da Siena impegnato a combattere l'usura.
Ho conosciuto il suo intimo, le sue premure familiari, confidenze, speranze, sofferenze, progetti, impegno, dedizione, ma soprattutto la sua Fede, quella sua preghiera, quel suo modo di ricevere la Santa Comunione, edificante. Alla Madonna di Fatima affidava la sorte del suo gesto d'amore in soccorso dell'umanità soffocata dal diabolico sistema monetario.

Ha legato la sua notorietà alla battaglia condotta per la liberazione dell'umanità dalla schiavitù monetaria, denunciando la grande truffa dei signori della moneta, usurai, che si sono appropriati del diritto di stampare moneta a costo zero lucrando del corrispettivo valore creato dai cittadini che la accettano come mezzo convenzionale di pagamento.

di Padre Quirino Salomone
Tratto dal  Periodico del Centro Internazionale Studi Celestiniani

FONTE:  www.simec.org 




LA PIETA'



mercoledì 27 febbraio 2013

COMMENTI A CALDO SU GRILLO E SULLE ELEZIONI 2013



EDUCARE E FORMARE IL POPOLO AD ESSERE SCHIAVO?



IN ITALIA UNA NUOVA FASE POLITICA?


Con il successo elettorale di Grillo inizia in Italia una nuova fase politica. Grillo, infatti, trova il consenso di chi è convinto che i politici sono tutti dei corrotti che pensano solo a rubacchiare, totalmente indifferenti ai bisogni drammatici e urgenti della gente, che vengono infatti sfacciatamente disattesi da decenni. Questo è stato possibile perché nei fatti è mancata una forza politica che parlasse con convinzione di ridistribuzione sociale della ricchezza, di abolizione del precariato, di restringimento della forbice tra le retribuzioni e le pensioni “d’oro” e quelle medio-basse, di riduzione del tempo effettivo di lavoro, di difesa dei beni pubblici, di difesa delle imprese e delle maestranze italiane dalle delocalizzazioni contrarie all’interesse nazionale, dalla concorrenza “sleale” delle importazioni che non rispettano i minimi standard di tutela dell’uomo e della natura e da quella esercitata dalla immigrazione selvaggia.

La sinistra “storica” non ha mai portato avanti un simile programma per dichiarato “senso di responsabilità” verso le compatibilità imposte dalla concorrenza internazionale. Con ciò ha mostrato sostanzialmente di credere nella fondatezza “scientifica” del pensiero liberista e, in specie, di escludere che la distribuzione possa cominciare già nella sfera della produzione, attendendosi invece che essa possa avvenire solo dopo che venga prima prodotto con efficienza (in realtà “stracciona” perché conseguita sul fronte del costo del lavoro anziché quello della qualità del prodotto) ciò che poi si distribuisce, non cogliendo, dunque, nemmeno parzialmente, le conseguenze devastanti che le nostre esportazioni hanno per le imprese e le maestranze dei paesi “fratelli” che non producono più ciò che viene da esse soppiantato, non facendo nemmeno una piega di fronte al fatto che per conseguire questo “lodevole” obiettivo si comprimano retribuzioni, welfare e civiltà del lavoro nella speranza che la compressione di domanda interna che ne discende venga più che compensata dalle maggiori esportazioni che così si promuoverebbero.

Nemmeno la sinistra più estrema, del resto, mette in dubbio la esattezza scientifica delle analisi liberiste, ed è per questo che quando chiede qualcosa per i lavoratori e per gli utenti dei servizi sociali non si preoccupa minimamente di giustificarlo sotto il profilo “tecnico”. Così facendo, però, avvalora la tesi che i liberisti abbiano ragione sotto il profilo tecnico-scientifico e lascia l’elettorato suo referente diviso tra chi “si fida dei padroni” nell’immediato sognando un improbabile sol dell’avvenire situato in un tempo futuro incerto sia nel se che nel quando, e chi si oppone nella logica del “tanto peggio tanto meglio” pur ritenendo scientificamente fondata la lettura liberista del funzionamento del capitalismo ma sperando che esso crolli per effetto di quella caduta tendenziale del saggio di profitto che queste rivendicazioni provocherebbero.

E’ in questo vuoto concettuale in cui la sudditanza scientifica verso il liberismo si sposa con l’appiattimento sindacale più imbarazzante e/o con il ribellismo irresponsabile, che si inseriscono la destra sociale, il populismo, il peronismo e i fascismi.

Il loro massimo comune denominatore, infatti, è una certa solidarietà sociale che si mescola ignorantemente alla invidia verso chi si vorrebbe essere e dal cui novero ci si sente ingiustamente esclusi, un certo sentire meritocratico e antiplutocratico di estrazione piccolo-borghese, e la speranza di ricevere in distribuzione come plebe le colature della ricchezza che i padroni sanno bene come produrre se solo li si lascia fare, se si combattono giustizialisticamente le corruttele politico-amministrative, le ruberie dei falsi invalidi e dei fannulloni che “non vogliono lavorare”, e, perfino, se li si liberano da quei “lacci e lacciuoli” che impediscono loro di licenziare liberamente chi non merita e assumere chi merita.

Il collante di tutto lo da il giustizialismo familista e xenofobo che si esprime nell’ostilità preconcetta verso i “diversi”, gli “stranieri” e … gli “stupidi” e i “cattivi”, salvo, però, che si tratti di “amici”.

Insistendo la sinistra a dividersi tra moderatismo complice e ribellismo sfascista, il quadro politico occidentale è rimasto bloccato per decenni, attraendo la sinistra politico-sindacale nella rete delle clientele bipartisan e alimentando nei referenti la depressione e il non-voto.

Oggi, però, il M5S, dopo una gestazione giustizialista e antipolitica durata 3 anni, nel corso della ultima campagna elettorale ha cominciato a precisare il suo programma in senso molto più “sociale”, perfino supportandolo assai più “scientificamente”. Rispetto al programma poco definito che 2 mesi fa aveva inserito nel suo sito, M5S ha cominciato infatti a parlare esplicitamente di solidarietà sociale non più procrastinabile, restringimento brutale della forbice retributiva e pensionistica, abolizione del precariato, riduzione del tempo effettivo di lavoro, difesa dei beni comuni e simili. Ed è entrata in modo classista e scientifico nel concreto, indicando dove e come reperire le relative risorse, non parlando genericamente di lotta alla criminalità organizzata e all’evasione fiscale, ma di storno dei rimborsi elettorali, taglio degli enti inutili, taglio degli interessi bancari sui btp (oggi, circa 87 mld) e sui finanziamenti a famiglie e imprese, e, soprattutto, di distribuzione sociale sostanziosa, a partire dal prelievo forzoso sui 17 mld oggi distribuiti per le pensioni tra i 10.000 e il 92.000 euro al mese. In questa ottica, non ha assunto una prospettiva semplicisticamente anti-europea, dicendo chiaramente che è ormai necessario, per l’Italia come per tutti i PIGS, ma anche per la Francia e la Germania, rivedere i parametri di Maastricht per costruire una Europa solidale che esca dal tunnel recessivo abbandonando con criterio le politiche del rigore miste a sperequazione antisociale.

Questo è un vero colpo di scena perché nasce così senza che nemmeno ce ne siamo accorti un vero programma riformista e, insieme, l’involucro ideologico che lo giustifica eticamente e scientificamente.

Nel contempo, si diffonde la convinzione che M5S sia un movimento ormai inarrestabile, stante il suo nettamente maggiore appeal sull’area del non-voto e sull’elettorato genericamente progressista, da quello social-comunista alla destra sociale. E non potrà che essere così in mancanza di un intelligente riposizionamento del PD e del PdL.

Il PD, infatti, non potrà sperare di vivacchiare come fa da ormai 20 anni sulle sue clientele e sulla mancanza di convincenti alternative alla sua sinistra, mentre il berlusconismo dovrà fare i conti con l’ambiguità con cui tratta il tema del lavoro e della giustizia sociale, non potendo più “pagare”, ormai, l’idea reazionaria ancora non ripudiata che la ripresa economica discenda dalla ulteriore precarizzazione del lavoro, dall’aumento dello sfruttamento marxiano e dalla detassazione delle fasce alte di reddito conseguito smantellando il welfare, a partire dalla istruzione e dalla sanità. 

SEL deve tendere la mano a M5S offrendo non un “inciucio” ma la convergenza leale sulla parte sociale di un programma che è “naturalmente” comune.

Se il PD aderisce, si stacca da esso la sua componente più reazionaria ed oltre all’entusiasmo popolare si potrà avere l’appoggio esterno della parte popolare della Lega (la componente più consistente numericamente) più quello di un numero imprecisato di populisti sparsi nel PdL. I “numeri”, del resto, ci sono eccome! Il fronte popolare parte infatti da una base di 448 a 169 alla Camera e di 171 a 144 al Senato.

Il prezzo da pagare è certamente la rinuncia all’internazionalismo ingenuo, sostenendo che comunque la giriamo ogni lavoratore produce necessariamente molto di più di quanto consuma, laddove la disoccupazione è la dimostrazione palmare che lo stato può, con la programmazione economica, avviare in contemporanea una riduzione dell’orario di lavoro e una sorta di piano Marshall diretto all’ammodernamento della struttura produttiva, infrastrutturale e della istruzione, nonché attento al risanamento del degrado idrogeologico, alla conversione verso le energie rinnovabili e al potenziamento del welfare. In questa ottica gli extracomunitari non sono più crumiraggio internazionale ma risorse preziose per lo sviluppo economico e sociale del paese.

Il PdL, nel frattempo, avrà molte più difficoltà di noi. La carta giustizialista è meno credibile nelle sue mani, così come i suoi referenti reazionari e quelli appartenenti all’1% più ricco lo abbandoneranno se “varcherà il Rubicone” e giocherà spregiudicamente la carta nazionalista dell’antieuropeismo e quella peronista, proponendo, da un lato, la uscita dalla Europa, e, dall’altro, un salario di cittadinanza di € 1.000 al mese.

Non sarebbe credibile in contrapposizione a un “fronte popolare” che chiedesse la revisione dei trattati e non la loro cancellazione, e, comunque, non potrebbe spingersi oltre nel programma riformista.

Parliamone, poiché il tempo oggi lavora per la ingovernabilità, prima, e per la lotta tra la eversione e la rivoluzione, entrambe avventuristiche, in prospettiva. 

Nando Ioppolo


martedì 26 febbraio 2013

FINE DEL GRILLISMO E SCACCO MATTO AL SISTEMA POLITICO. INEVITABILITA', ORA, DEL VERO CAMBIAMENTO



Grillo, anche lui di fatto un bilderberghino, eviterà – c'è da ritenere – di andare al governo per non essere coinvolto nel suo fallimento e cercare così di presentarsi di nuovo come dissidente alle prossime, imminenti elezioni. Un artifizio, quello di Grillo, che comunque non sarebbe durato, perché neanche Cinque Stelle, come ogni altro partito del PUB – il Partito Unico Banche – è in grado di risolvere nulla, ma che per durare almeno un po' sarebbe occorso battesse le coalizioni PD e PDL alla Camera e al Senato e prendesse il premio di maggioranza. Cosa che, alle prossime elezioni, non gli riuscirà più, perché, se affronterà le banche e il Bilderberg, essi lo elimineranno descrivendolo per quello che è: un uomo comune che non ha ovviamente mai formulato il complesso sistema scientifico, giuridico, culturale ed economico necessario per il cambiamento; e se non li affronterà il suo gioco sarà smascherato dai molti avversari e prima ancora dagli stessi grillini, sempre più a disagio per i suoi 'vuoti di memoria' circa il signoraggio e la sovranità monetaria europea; a cui non gli basterà più, come fa ora per salvarsi, alludere di tanto in tanto. Grillo che però in una cosa sarà solidale a Bersani: far sì che Berlusconi sia travolto dalla magistratura e dallo sbando delle sue imprese, a partire da Mediaset, vittima della crisi della pubblicità. Berlusconi che sarà abbandonato a se stesso perché ha fallito nell'unico ruolo per il quale è stato sempre tollerato e votato: quello di baluardo contro l'apparato burocratico e bancario, non avendo invece mai nessuno creduto alle sue promesse.
Quanto all'improbabilissimo governo, morirebbe in ogni caso subito perché Bersani è portatore delle stesse politiche bilderberghine di Monti, e il Bilderberg ha già perso, oltre che in Italia, nel mondo. Mondo che ha governato per decenni celandosi dietro quasi tutti i politici, i media e gli apparati.
Una situazione in realtà di facile soluzione e la cui irrisolvibilità è solo frutto del fatto che nessun altra forza,eccetto il PAS, ha alcuna proposta che abbia un livello di dignità tale che qualcun altro possa condividerla. Tant'è che la soluzione non sono le elezioni, ma la confluenza delle forze oggi in Parlamento nel PAS.
Una confluenza che, se non ora, si verificherà non appena sarà divenuto chiaro che non c'è altra possibilità, perché, mentre a tutti, compreso il Bilderberg, manca l'a b c dei presupposti per la costruzione del nuovo mondo, nel PAS c'è tutto, a partire dalla cosa essenziale, ovvero il nuovo modello culturale senza il quale la società non potrà far nulla, perché la cultura è il modo che gli uomini mediano, istante per istante, di dover avere in comune nel vedere la realtà.
Modello culturale che è tracciato nei miei libri a partire da La storia di Giovanni e Margherita, le cui tesi tutti cercano vanamente di scimmiottare fin dal1985, e che non si esaurisce affatto nell'economia, perché l'economia è solo uno degli elementi di ciò che questo contesto politico di illusi e collusi chiama cambiamento o persino rivoluzione.

25.2.2013
Alfonso Luigi Marra

DUE PICCOLI APPUNTI SULLO SCENARIO CHE VERRA'




Tsunami grillo. Rischio ingovernabilità. Nuove elezioni. Accordi. Altro governo tecnico. Una nuova  Weimar. Scelte responsabili in nome del paese, dice Berlusconi. Giulietto Chiesa dice addirittura che prevedere cosa succederà è impresa impossibile.
Questi i deliri che si sentono nel dopo elezioni anche se i risultati definitivi non sono ancora noti.
Cosa succederà nei prossimi giorni? Che scenario ci attende? Quanto inciderà il movimento di Grillo nelle politiche del paese?
Noi possiamo anticiparvi lo scenario futuro (anche perché io so leggere i tarocchi, il che mi dà un vantaggio non indifferente rispetto agli analisti politici contemporanei) e togliervi l'ansia dell'attesa con la seguente previsione: una beata minchia.  
Succederà né più né meno quello che è successo alle ultime elezioni, ma anche alle penultime, alle terzultime, alle quartultime, fino alle prime elezioni del dopo costituente: niente.

Chiariamo infatti due cose.
Intanto non c'è nessun fenomeno Grillo. Grillo è un fenomeno tirato su forzatamente dai media, e andato su grazie ai poteri che hanno voluto che andasse in parlamento. Quindi Grillo non è un fenomeno, ma è parte integrante del progetto politico che esiste da decenni. Se il potere non voleva che salisse, Grillo non sarebbe stato mai neanche menzionato, e se poi Grillo fosse salito lo stesso nonostante il silenzio, lo avrebbero fermato in altro modo, come Haider in Carinzia. Quindi lo hanno fatto salire al potere per un motivo ben preciso: rendere il paese ingovernabile.

Passiamo allora a chiarire un'altra cosa.
Il paese non è MAI stato governabile. Sono decenni che nessun potere ha mai la maggioranza assoluta e deve sempre ricorrere ad alleanze. Ai tempi del proporzionale la Democrazia Cristiana, che era in genere il partito di maggioranza, doveva allearsi con PSI e partiti minori; non a caso i governi di allora duravano pochi mesi; poi successivamente da quando inaugurarono il maggioritario non cambiò ancora una volta una beneamata minchia, perché Berlusconi per governare ha dovuto sempre accordarsi con altre forze anche molto lontane per contenuti e ideologie come la Lega. L'unica cosa che è cambiata col passaggio dal maggioritario al proporzionale è la durata dei governi in carica, mediamente più lunghi.
Per questo motivo infatti in Italia non ha mai funzionato nulla.

I governi tecnici, che sono in sostanza dei veri e propri colpi di Stato, hanno normalmente accellerato lo sfascio del paese con riforme in genere peggiorative, e chiedendo ad ogni finanziaria sempre "nuovi sacrifici" (dal '47 ad oggi sono state fatte 65 finanziarie e ad ogni finanziaria puntualmente i governi hanno chiesto sacrifici, con il tono di chi dice: "scusateci, vi chiediamo un ultimo sacrificio, ma poi state tranquilli che dall'anno prossimo vi restituiamo tutto". Sono oltre 65 anni che ce lo ripetono).
In questo senso anche Berlusconi che diceva di voler restituire l'IMU non è stata una novità; l'unica differenza con i precedenti governi è che lui dice le cose in modo più chiaro di altri politici, quindi si espone più di ogni altro a prese in giro e critiche, ma di fatto ha detto la stessa cosa che ci dicono da sessanta anni.

Il governo Monti è stato un vero colpo di Stato, resosi necessario per accellerare lo sfascio del paese; Monti si è dimesso al solo fine di legittimare una sua nuova elezione a presidente del consiglio, che questa volta sarà accettata dagli italiani perché diranno che la sua elezione è stata legittimata dal voto.
Quindi queste elezioni sono preordinate ad una nuova elezione di Monti, o comunque ad un altro colpo di Stato, questa volta legittimo.
E il Movimento 5 Stelle non rappresenta alcuna novità (dissero la stessa cosa per l'ascesa della Lega, o di altri partiti in passato); rappresenta solo una mossa dell'élite finanziaria al potere (quello vero) per creare maggiore instabilità e quindi permettere ulteriori provvedimenti di emergenza per reagire all'instabilità (non a caso le borse sono a picco dopo i primi risultati).

Dopo queste elezioni, quindi, non cambierà nulla ma ci sarà solo un altro colpo di Stato, probabilmente rimettendo Monti alla Presidenza del consiglio, che dopo essersi beccato insulti e improperi da tutti nei mesi scorsi, questa volta riceverà solo plausi. Mentre quelli che lo hanno criticato in passato potranno sempre dire che lo hanno votato per "senso di responsabilità".
In linea di massima quindi il colpo di Stato sarà senza carri armati, perché l'italiano medio è furbo, se vedesse i carri armati per le piazze forse capirebbe qualcosa. Se invece gli dici che deve essere responsabile, a quel punto cede ed è disposto a subire pure che il paese vada allo sfascio, come sta succedendo da decenni, senza capire il perché.


Certo, alcuni hanno messo in conto che l'italiano medio possa essere troppo furbo, rispetto alle aspettative; e quindi hanno anche pronta la ricetta per la furbizia eccessiva: in caso di necessità sono pronti anche i carri armati.
Basterà far passare i carri armati come un provvedimento d'emergenza per rimediare all'instabilità, e chiamare il provvedimento che autorizza l'invasione armata come "carri armati salva-Italia", e dopo il fuoco amico, le guerre preventive al terrorismo e agli stati canaglia, dopo la guerra alla Libia per proteggere la popolazione civile, avremo anche i colpi di Stato "salva-Stato", ovverosia i carri armati salva-democrazia. Magari con i politici più noti, Bersani Berlusconi, ecc., che con aria solenne annunceranno alla nazione che si è resa necessaria una scelta responsabile di tutti i politici degni di questo nome per poter portare governabilità.
Ma in linea di massima non ci sarà bisogno di alcun carro armato.



Perché l'italiano è furbo, sì, ma non tantissimo. Non lo si fotte facilmente, è vero, ma dopo qualche giorno, passato il dopo elezioni, tornerà ad occuparsi di fica e di calcio, oppure della famiglia (perché si sa, l'italiano oltre che furbo è anche altruista e si sacrifica per gli altri, e quindi mette la famiglia avanti a tutto e non ha tempo per informarsi, e chi se ne incula se la società è composta di tante famiglie, prima viene la propria).
Proprio perché l'italiano è furbo, ogni tanto uno o due politici nuovi in parlamento devi pure metterli, se no poi se ne accorge che lo stanno prendendo per il culo. E i politici nuovi ci sono (anche perché la maggioranza dei politici ha oltre settanta anni e - diciamocelo - qualcuno nuovo lo dovevano mettere comunque per ricambio naturale, quindi già che c'erano hanno creato il fenomeno Grillo prendendo due piccioni con una fava).

Quindi, forse, niente carri armati, niente black out (tranne quello del cervello), niente di niente, almeno per qualche mese, prima di finire (inevitabilmente) come la Grecia.
Anzi, magari qualcuno potrà pure dire che siamo finiti come la Grecia non perché c'era un progetto a monte partito decine di anni fa, no. Saremo finiti come la Grecia per colpa di Grillo che ha reso ingovernabile il paese. I berlusconiani diranno che è stata colpa di Grillo e dei comunisti; quelli di sinistra diranno che è stata colpa di Berlusconi; i grillini diranno che è stata colpa della classe politica corrotta. E tutti contro tutti andremo allegramente allo sfascio, ballando in coperta come accadde durante l'affondamento del Titanic, ove metaforicamente l'Italia è il Titanic-Concordia, e la coperta sono gli stadi di calcio e i demenziali programmi di Maria De Filippi, Bonolis, Scotti, Fazio & co.


(Articolo non firmato, scritto da un avvocato)

FONTEhttp://paolofranceschetti.blogspot.it/


QUELLO CHE NESSUNO OSA DIRE. INTERVENTO DI PAOLO FERRARO


"LE TASSE SONO IL PRODOTTO DEL DEBITO".
E IL DEBITO E' IL RISULTATO DI UNA TRUFFA

PRODI FA VISITA A CASALEGGIO. PROVE TECNICHE DI CONSOCIATIVISMO


Tutti sorpresi  del risultato di Grillo, ma cosa c'è da essere sorpresi ?  
E' tipico di una comunicazione al servizio di un sistema che sta per essere quantomeno sconquassato. 
Ora tutto dipende dalla tenuta seria e vera di Casaleggio-Grillo, contro la guerra feroce (già cominciata nei dibattiti televisivi e sui quotidiani) che un sistema colpito a morte farà prima di morire. 
Nell'immediato il Bersani tenterà di fare un governicchio, anche mettendo dentro i monticelli, con il tentativo di Prodi che è andato da Casaleggio per parlargli di una eventuale collaborazione che, se mai dovesse andare in porto, farebbe non solo perdere a Grillo la faccia ma farebbe pure cadere il velo del nuovo recinto, un po' più bello del precedente, preparato ad arte dal comico di turno.

Comunque andrà, sarà una festa.

ADL


GRILLO E LE ELEZIONI 2013 - DIODATO CALVO

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sabato 23 febbraio 2013

ELEZIONI: CHE FARE?



Personalmente non ho certezze in merito e non mi sento di consigliare o sconsigliare nessuno.

Ritengo però che la partecipazione al voto sia implicitamente una legittimazione dell'attuale sistema. E per questo penso che Grillo tutto sommato vada bene al sistema, perché porterà a votare molta gente. E se poi prenderà anche tanti voti, farà finta di costringere le altre forze politiche all'ennesimo "inciucione" per salvare il Paese.

Credo invece che il non-voto (non quello menefreghista ovviamente) sia almeno un segnale di piccola ribellione, forse inutile magari, ma almeno un tentativo di dire che non intendo partecipare all'ennesima "commedia" con finale già scritto.

Paolo Valdo

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Grazie Paolo, sottoscrivo dalla prima all'ultima parola.

Elia Menta

giovedì 21 febbraio 2013

GRILLO E I PINOCCHI

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A PROPOSITO DI GRILLO




Su Italia Sociale del 19 febbraio (http://www.italiasociale.net/), Federico Dal Cortivo ha pubblicato una interessante intervista al dott. Nicola Bizzi, editore, saggista e scrittore, che può riassumersi nel suo stesso titolo: “Elezioni italiane: il fenomeno Grillo, patriota oppure mistificatore?”.

In questa intervista vengono avanzati sullo stesso Grillo e il suo Movimento 5Stelle molti dubbi e sospetti che l’autore anticipa subito premettendo: Beppe Grillo non mi è mai piaciuto, neanche come comico. Nelle vesti di arringatore di folle, egli non è in realtà né un campione dell’antipolitica, né tantomeno un “patriota” votato alla causa nazionale e popolare. Il “fenomeno Grillo” è indubbiamente molto complesso e articolato e, come vi spiegherò, fa parte di un preciso disegno da tempo pianificato”.
L’argomento merita alcune nostre osservazioni, del tutto disincantate visto che ci consideriamo fuori dalla contesa elettorale.
A nostro parere le osservazioni espresse nell’intervista di Nicola Bizzi sul movimento di Grillo potrebbero essere sostanzialmente giuste, ma sono in qualche modo inopportune se si considera il momento storico che stiamo vivendo.
Per spiegarci dobbiamo fare una premessa indispensabile.

Nelle società occidentali a consumismo avanzato come la nostra, può ritenersi praticamente impossibile, ad eventuali movimenti antagonisti, conquistare il potere.
Queste società infatti, oltre ad essere molto complesse come modi, sistema e consuetudini di vita, spesso indotte e “virtuali”, sono sotto il controllo onnipervadente dei mass-media, tutti di proprietà di potenti gruppi finanziari, i quali hanno la possibilità di raggiungere, giorno e notte, ogni famiglia incollata al televisore, stravolgendo la realtà dei fatti, nascondendo le informazioni e, all’occorrenza, possono creare “mostri” da rendere  ripugnanti per la popolazione e quindi facilmente neutralizzabili.

A questo si aggiunga l’enorme potere dei mezzi moderni di prevenzione e Polizia e di Intelligence. Se consideriamo infine che il nostro paese è privo di qualsiasi sovranità nazionale, ci accorgiamo che il controllo dei Servizi ha estensione internazionale, atlantica, moltiplicandone la portata e l’incidenza.
Questo per dire che nulla sfugge e nulla viene sottovalutato dal Sistema il quale è in grado di intervenire immediatamente per vanificare ogni impulso di vero cambiamento o di ribaltamento verso questo stato di cose.
I “Centri di controllo occidentali”, dopo il Watergate, hanno inaugurato un sistema ben sperimentato e consolidato per procurare “cambiamenti” ad uso e consumo dei poteri forti. Trattasi del sistema degli “scandali” per i quali tre “forze” o “poteri”, evidentemente sotto controllo, vengono impiegati e fatti  agire all’unisono: i servizi segreti che procurano prove di corruzione che nei sistemi democratici non possono mai mancare; una certa “magistratura d’assalto” che interviene ad orologeria con effetti devastanti; i mass media che montano e amplificano il caso, inscenando “processi del secolo”.
Ne abbiamo avuto un esempio con “mani pulite” che lungi dall’aver debellato la corruzione, ha determinato in Italia la nascita della Seconda Repubblica per la quale, di fatto, si è finito per perdere ogni pur minimo residuo di sovranità nazionale. Non è un caso che con la Seconda Repubblica si sono moltiplicati e  sono diventati una norma, l’inserimento nei governi, con ampi poteri, dei cosiddetti “tecnici” ovvero consulenti di grandi banche o Istituti finanziari, mai eletti da nessuno e si è subito proceduto alla svendita (liberalizzazioni) del patrimonio pubblico.
Dobbiamo quindi mettere in conto, e l’esperienza storica ce lo conferma, che qualsiasi gruppo, movimento o altro, venga in qualche modo “inquinato” e comunque controllato da “chi di dovere”. 
Anzi, siccome stiamo parlando di “poteri forti”, possiamo star certi che spesso, vengono anche creati di proposito, a tavolino, movimenti apparentemente antagonisti, dotati di sufficienti mezzi e finanziamenti, che invece hanno tutt’altra funzione. Il caso dei “No Global”, che un eccellente libro di Maurizio Blondet ci ha indicato come fossero, di fatto, “controllati” da multinazionali (quelle stesse che venivano attaccate nelle piazze!) e Intelligence occidentali, è a questo proposito molto istruttivo.
E ‘ per queste considerazioni che noi non crediamo, a prescindere, nella “genuinità”, ma più che altro nelle possibilità di “rottura”, che eventuali gruppi antagonisti  possano rappresentare.

Come detto, in un paese privo di sovranità nazionale e sotto spietato controllo delle Intelligence occidentali, è insensato sperare che si lasci crescere un movimento politico che finisca per abbracciare milioni di persone e conquisti il potere.
Mass media, controllo dei Servizi, inquinamenti, corruzione ed altro, stanno lì a vigilare che ciò non accada.
Detto questo però, vengo a spiegare perchè è sbagliato porsi sempre e comunque di traverso verso queste forme di antagonismo che pur vengono a proporsi.
Il fatto è che questi gruppi, in qualche modo, producono “informazione” verso la gente, sensibilizzano le persone, soprattutto quelle esasperate dall’impoverimento generale,  su certi temi e questo, in mancanza di altro e pur spesso in presenza di dati e informazioni non corrette o esaustive, è comunque un fatto positivo.
Non dimentichiamo che alla base di ogni rivoluzione c’è sempre stata “l’informazione” verso il popolo.
Avverte pero Bizzi:  appare evidente che questa pseudo-rivoluzione mediatica che ha visto Grillo scatenarsi giacobinescamente come paladino del “popolo sovrano” è stata creata e pianificata a tavolino dalla Casaleggio Associati...”.
Ora questa Casaleggio Associati si occupa di strategie di rete e rapporti sull’economia digitale, e afferma Bizzi:...Gianroberto Casaleggio ha scritto un libro, “Web Ergo Sum“, in cui la rete viene assimilata ad uno strumento di liberazione dai consumi. Nel proprio sito la Casaleggio Associati, di cui Gianroberto è fondatore, promuove strumenti di webmarketing e social network come ottimi canalizzatori di dati personali. Per Casaleggio Internet è la nuova via salvifica, una sorta di nuova
religione globale (...).
Gianroberto Casaleggio è stato fino al 2003 Amministratore Delegato della Webegg, una società della galassia del gruppo Telecom, allora nelle mani di Tronchetti Provera e della Pirelli.
Il 22 Gennaio 2004, insieme ad altri quattro esponenti di questa azienda (Enrico Sassoon, Luca Eleuteri, il fratello Davide Casaleggio e Mario Buccich) ha dato vita alla Casaleggio Associati, una società che, come ha sottolineato Mauro Miccolis in un articolo apparso tempo fa sul suo blog, opera nei settori della comunicazione propugnando di fatto “un nuovo ordine mondiale basato su Internet e sulla vita nel Cyberspazio”, destinato a sostituire i governi del mondo facendo uso dei cosiddetti “influencer”, operatori addestrati a condizionare le masse dei fruitori di Internet nelle loro scelte quotidiane, come ad esempio cosa mangiare, quali film andare a vedere nel weekend, fino alla lista da votare alle elezioni.
L’obiettivo della Casaleggio Associati è formalmente quello di “sviluppare in Italia una cultura della Rete attraverso studi originali, consulenza strategica, articoli, libri, newsletter, seminari e con la creazione di gruppi di pensiero e di orientamento” (...)
...i Casaleggio sono apparentati con società e con multinazionali a dir poco discutibili, come ad esempio Philip Morris, BP, Amoco e JP Morgan. Ed è sui legami conla  JP Morgan che ricadono le ombre maggiori. Grillo non parla di signoraggio da circa tre anni (che coincidono più o meno dall’entrata sulla scena della Casaleggio Associati). Dice che “è troppo”, che tanto la gente non comprenderebbe. La JP Morgan è notoriamente una delle banche che maggiormente lucra sul signoraggio mondiale. Poi ci sono legami con le più grandi lobby americane”.
Insomma ne esce fuori un quadro di stampo mondialista, una prospettiva di società futura che da tempo consorterie di alta massoneria vanno auspicando.
Che Grillo sia stato agganciato e quindi “aiutato”, se non addirittura “creato”,  da queste lobby per utilizzarlo ai fini di un loro lungimirante progetto  potrebbe essere  possibile ed in ogni caso,  ancora di più, si confermerebbe quanto abbiamo prima esposto circa la complessità delle società occidentali.
Però qui, in un certo senso e ragionando in termini di “rottura” dello stato di cose esistenti, alla peggio potremmo essere di fronte allo stesso problema, seppur di diversa natura, che si verificò alle origini della rivoluzione bolscevica.
Nei gruppi clandestini terroristici del bolscevismo vi era, infatti, uno dei più  abili dirigenti che, in realtà, era un infiltrato della polizia zarista. Osservò Lenin che l’opera nefasta di costui, in definitiva, nel conto totale del dare - avere rivoluzionario, era stata compensata dalla sua capacità di progettare attentati e azioni rivoluzionarie. Insomma, mentre costui doveva lavorare per le forze repressive, al contempo doveva lavorare anche per quelle rivoluzionarie.
Ergo, pur ammettendo che Grillo faccia parte di un progetto mondialista con dubbie finalità, quel che ora conta è il fatto che costui, per assicurarsi consensi deve produrre agitazioni, elevare contestazioni, veicolare informazioni, contro il Sistema, e questo, in mancanza di altro, non può che essere positivo.

Bizzi presuppone l’entrata in parlamento di 100 grillini: “che si insedieranno nella nuova Camera e nel nuovo Senato nella prossima legislatura. Tutti posti che verranno sottratti ai partiti tradizionali e che saranno occupati da personaggi in buona parte “nuovi” al mondo della politica, difficilmente manovrabili e pronti ad eseguire, come docili burattini, gli ordini del loro Guru”.
Ci sembra una previsione un pochino esagerata, ma in ogni caso a nostro avviso questa nuova infornata di parlamentari apparentemente “atipici”, in definitiva potrebbe risultare positiva.  
Noi siamo e siamo sempre stati per l’astensione, ma dobbiamo anche considerare che “comunque”, qualcuno in parlamento ci dovrà pur andare, e come sempre ci saranno dei vinti e dei vincitori.
A mio parere tra i vincitori ci sarà Bersani e non Berlusconi, come ipotizza Bizzi, ma questo conta poco, quello che è certo è che il nuovo governo sarà sempre sotto il controllo dei “poteri forti”, ovvero dei banksters. Non a caso è stata data a Monti, la possibilità  di assumere una veste politica facendolo eleggere (probabilmente dietro accordo con il Vaticano) nel centro di Casini. E’ quindi probabile che, chiunque sia il vincitore, dovrà poi appoggiarsi per forza al centro Monti.
Ma, in ogni caso, è un dato di fatto che in questi ultimi anni gli organismi Mondialisti, gli indirizzi europei e la stessa recente opera nefasta di Monti, hanno fatto emanare direttive e Leggi per le quali ai governi futuri sarà praticamente impossibile aggirare le imposizioni europee, sarà impossibile cioè evitare il cappio usurocratico del debito pubblico. Berlusconi, per fare un esempio, promette demagogicamente l’abolizione dell’Imu, ma sa anche che poi dovrà in altri modi reperire risorse per pagare, anno dopo anno, gli strozzini internazionali.
A questo proposito il governo Monti (Bersani e Berlusconi consenzienti) ha persino cambiato la Costituzione per imporre ai futuri governi l’obbligo di osservare gli impegni di bilancio. Cosicché anche un futuro governo Berlusconi dovrà drenare soldi dalle tasche dei cittadini, ridurre all’osso lo Stato sociale e procedere alla svendita di quel che rimane del patrimonio pubblico.
Bizzi sostiene che anche il programma di Grillo presenta proposte di pura demagogia.
Come nel caso esposto di Berlusconi, concordiamo con lui, ma dobbiamo anche fare un altro ragionamento.

Di fronte ad un risultato elettorale che, comunque vada, porterà al varo di nuove coalizioni governative, che volenti o nolenti dovranno attenersi ai dettami mondialisti, noi possiamo solo sperare che non escano maggioranze salde, governi forti, attraverso i quali i banksters farebbero della popolazione carne da porco. Dobbiamo invece augurarci che ci sia una  instabilità politica congenita.  
Il danno che una instabilità negli equilibri governativi può causare al paese, aggravando le condizioni economiche generali, è  compensato dalle ridotte possibilità che i “poteri forti” ne possano procurare uno ancora più devastante.
Che questa instabilità possa venire anche da un successo dei grillini,  o da altri gruppi, ben venga ed oltretutto questo apporterà pur sempre nuova informazione verso le persone.
Del resto lo stesso ragionamento vale per il Movimento di Responsabilità Nazionale di Scilopiti, del quale Nicola Bizzi è Coordinatore regionale della Toscana. Anche Scilopiti, a nostro avviso, svolge una funzione positiva di contestazione e di informazione, ma perchè dovremmo invece fidarci di Scilopiti che comunque sia è pur sempre uomo “del sistema”?
Bizzi potrebbe anche avere ragioni di “concorrenza elettorale“ nel voler criticare, a torto o ragione, il movimento di Grillo, ma noi che non abbiamo di questi “interessi” dobbiamo vedere le cose sotto un altro aspetto.
Ma, dice Bizzi, il movimento 5Stelle: “per stessa ammissione di Beppe Grillo, ha impedito che in Italia prendessero piede organizzazioni ben strutturate fortemente anti-europee, anti-mondialiste e di risveglio nazionale come Jobbik in Ungheria, Ataka in Bulgaria e Alba Dorata in Grecia, favorendo così lo status-quo”.
Quindi secondo Bizzi: “La funzione di Grillo e del suo movimento, almeno in questa fase, è quella di destabilizzare per preparare la strada a qualcos’altro”.
Certo, questo è possibile ed infatti abbiamo premesso varie  perplessità circa le forme di antagonismo nelle società occidentali, ma tutto questo lo vedremo poi in un secondo momento, ora può interessarci fino ad un certo punto.
Un ultima osservazione. Il problema del dissenso interno al Movimento 5Stelle. Lasciamo stare le sciocchezze sulla falsa democrazia. Pensiamo invece che questo sia un aspetto di “costume”. Mi spiego, oggi come oggi, la politica è intesa come un “mezzo” per progredire socialmente, per mettersi in mostra, per arraffare qualcosa. Tutti i partiti sono oramai ridotti a “negozi” dove si comprano raccomandazioni, e possibilità di infilarsi nel potere per arricchirsi in vari modi. Era quindi ovvio che anche il movimento di Grillo, crescendo e facendo intravedere la possibilità di conquistare posti nel parlamento o negli Enti locali, abbia attirato gli immancabili profittatori. Questa gente, in pratica, si fa eleggere sulla  base di sacrosante contestazioni  e rivendicazioni, ma poi, una volta entrata nei consigli comunali, ecc., di fronte ad un certo “andazzo”, a consuetudini ladronesche, consolidate da decenni, inciuci di ogni genere, lascia perdere tutto e mette le mani nella “marmellata”, scopo primario per cui, tra l’altro, erano entrati in politica.
Abbiamo visto intrufolarsi nel “potere” e dissolversi ideologicamente partiti dal portato storico di un certo rilievo, come Rifondazione Comunista, figuriamoci con movimenti di minor tradizione e spessore storico.

Fa quindi bene Grillo a emanare scomuniche ed epurazioni che poi però, gli avversari sfruttano accusandolo di “mancanza di democrazia”.
Nelle nostre considerazioni questo aspetto, che gli avversari di Grillo, usano per attaccarlo non deve interessarci per nulla.
Insomma, per concludere: in mancanza di altro, è preferibile seguire ogni iniziativa di “rottura” dell’andazzo generale, con un certo interesse e un pò di disincanto, senza mettersi per forza di traverso. C’è sempre tempo per farlo.

Maurizio Barozzi