lunedì 30 settembre 2013

IL MOVIMENTO CINQUE STELLE E GRILLO UN PERICOLOSO CAVALLO DI TROIA



SUI GIORNALI SANTIFICANO ANDREATTA...UN PO' DI CHIAREZZA


Un tempo, le guerre si combattevano tra stati con armi sovvenzionate dai banchieri, che prestavano il denaro a tutti gli stati in guerra affinché si indebitassero con loro. Oggi, hanno affilato le loro armi prendendo il controllo di tutti gli stati – e quindi dei popoli – grazie al tradimento dei politici a loro asserviti. Vediamo se è vero e, in tal caso, come ci sono riusciti. Prima degli accordi di Bretton Woods, le banche degli stati dovevano avere una quantità di oro nei loro forzieri pari al denaro che stampavano. Succedeva, però, che esse stampavano più denaro rispetto al controvalore in oro che possedevano. Perciò nel 1944 si decise che solamente il dollaro dovesse avere la controvertibilità in oro e le altre monete potessero essere scambiate con il dollaro che faceva da garante. Gli USA invece stamparono quasi 90 miliardi di dollari, creando un'inflazione globale, senza avere il controvalore in oro. Così, quando l'URSS e la Cina restituirono i dollari agli Usa chiedendo in cambio l'oro, costrinsero il presidente Nixon, il 15 agosto 1971, a far cadere la convertibilità del dollaro con l'oro, facendo sì che la moneta perdesse il suo effettivo valore ed il suo reale valore diventò indotto dall'accettazione degli stati – e quindi delle persone – ad accettarlo come moneta di scambio per i beni e i servizi che le persone producevano. 

Nel 1971, il nostro debito pubblico era di 16 miliardi e 145 milioni milioni di euro, ma quel debito, nella realtà, non esisteva, in quanto la Banca d'Italia era, come previsto dall'articolo 3 del suo statuto, un ente di diritto pubblico a maggioranza pubblica, cioè dello stato, che poteva stampare così la moneta a suo piacimento, ripagando in questo modo i debiti che contraeva. A questo punto avviene il tradimento e, in barba alla costituzione italiana, inizia la cessione ad enti privati delle quote di Banca d'Italia, che verrà forzatamente legalizzata grazie al tradimento dei politici, verificatosi nel 1992 con la legge 35/1992 dal Ministro del Tesoro Guido Carli, ex governatore della banca in questione (quando si dice il caso!). Ma procediamo con ordine. Dieci anni prima di questo tradimento, il Ministro del Tesoro Andreatta ed il governatore della Banca d'Italia Ciampi tolsero l'OBBLIGO alla banca di acquistare tutti i titoli di stato che venivano emessi e quindi di finanziare il debito pubblico, che passò così in soli dieci anni da 142 miliardi (dai 16 miliardi del 1971, perché lo stato finanziava la crescita attraverso l'emissione dei titoli) a ben 850 miliardi di debito – questa volta reale, in quanto contratto verso altri istituti bancari privati.

Nel 1992, solo il 5% delle quote di Banca d'Italia era rimasto di proprietà dello stato, mentre il restante 95% era andato in mano a banche private quali Comit, Credito Italiano e Banco di Roma. Gli acquirenti autorizzati a comprare i titoli di stato erano banche commerciali primarie ed istituzioni finanziarie private quali IMI, Monte dei Paschi, Unicredit, Goldman Sachs, Merryl Linch. Il gioco era fatto: in pochi anni il debito – ad oggi – ha superato i 2040 miliardi di euro, grazie al tradimento dei politici che inizierono in maniera concertata con i banchieri a svendere il patrimonio dello stato e dei cittadini a prezzi da saldo e, non contenti ancora, legalizzarono, con l'ennesimo tradimento verso il popolo, la privatizzazione della Banca d'Italia, grazie al governo Prodi che, il 16.12.2006, modificò lo statuto della banca all'articolo 3, facendo sì che essa non fosse più un ente di diritto pubblico, come dovrebbe in uno stato democratico. Ma non è finita qui, in quanto in una guerra ci deve essere un vincitore – cioè le famiglie al comando delle banche centrali – ed uno sconfitto – ovvero i popoli dell'Euro-zona sotto la dittatura dell'oligarchia bancaria della BCE (banca privata) e della Commissione Europea, che ha potere decisionale sulle politiche sociali degli stati, mentre il parlamento europeo ha solo quello consultivo. 

Caduta la controvertibilità in oro, il denaro doveva essere non più addebitato ai cittadini, ma accreditato, in quanto esso è la misura del valore dei beni e servizi che noi cittadini produciamo e non certo dei parassiti banchieri che ci prestano la moneta a debito e che ora decidono le politiche sociali degli stati grazie al collaborazionismo dei politici loro asserviti. Questa moneta creata dal nulla viene trasferita dalla BCE alle grandi banche commerciali private che poi le prestano agli stati ad altissimi interessi, generando un debito pubblico inesigibile perché frutto di una frode poi legalizzata. Ora dal 2012 gli stati non potranno più decidere quanto spendere e in cosa grazie ai trattati del Fiscal Compact e del MES, o fondo salva stati, che è in realtà un istituto di speculazione finanziaria pronto a requisire gli ultimi beni patrimoniali del nostro già povero stato – beni demaniali e forestali e servizi locali di pubblico interesse. In Grecia hanno cominciato ad arrestare chi non ha la possibilità di pagare le tasse, portando i cittadini in campi militari in dismissione. 

Tra non molto la stessa sorte toccherà all'Italia.

Fabrizio Guglielmi



domenica 29 settembre 2013

GLI UOMINI CELESTI - L. BATTISTI

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ACCADEMIA MEDITERRANEA PER L'AGROECOLOGIA E LA VITA (AMA la Vita)



Carissimi collaboratori del fronte ZERO OGM
Dopo la pubblicazione del Decreto Interministeriale, che vieta le coltivazioni di OGM in Italia, anche se per solo 18 mesi, a partire da Agosto 2013, contro gli OGM è necessario:

1. Raccogliere le firme per una legge di iniziativa popolare che vieti tutte le importazioni di alimenti e/o sementi OGM e loro derivati e che istituisca il referendum consultivo obbligatorio (ai sensi della Dir 2001/18 CE in materia) e mai tenutosi, sugli OGM
2. Mobilitare il Movimento 5 Stelle per la raccolta di firme e tutte le forze sociali e politiche interessate a salvale la Cultura,  l'Agricultura, la Salute e l'Ambiente Nazionale dalle contaminazioni da OGM. Per la raccolta di Firme sui referendum è previsto il relativo rimborso dei costi.
3. Istituire anche la raccolta di firme on line sui punto 1, con copia del documento di identità  
4. Avviare un'immediata azione Legale per la distruzione dei campi OGM Transgenici e /o Clearfields, illegalmente seminati in Italiae per le azioni Civili e Penali contro le ditte produttrici di OGM e loro distributori, e verso coloro che hanno seminato illegalmente OGM.
5. Raccolgere le risorse economiche per le immediate azioni legali ed istituzionali in materia di OGM, attingendo alle risorse parlamentari disponibili da parte del Movimento 5 Stelle e loro collegati (Beppe Grillo e Casaleggio Associati). Coinvogere nel sosteglio economico le ditte ditributrici di alimenti Biologici in Italia, Ecor, Natura Si, Alce Nero, Probios, e tutte le altre ditte associate ad Assobio - Federbio

L’'inviolabilità della Memoria Genetica di tutti gli Organismi Viventi (DNA), regolata da Leggi fisiche perfette è sancita dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, per il rispetto della Vita" 

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Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo
Docente Ordinario di Agroecologia, Fitopatologia, Entomologia, Agricoltura Biologica - Ist. Superiore Agrario di Todi
Studio AGERNOVA - Servizi Avanzati per l'Agroecologia e la Ricerca
Loc. Viepri Centro 15, 06056 Massa Martana (PG)
P. IVA 02322010543 

tel 075-8947433 (347-4259872)


PENSIERO ESISTENZIALE O FINALISTICO? - INCONTRO CON GIORGIO VITALI E ORAZIO FERGNANI



IL MESSAGGIO DI AURITI - PROF. FRANCESCO CIANCIARELLI



venerdì 27 settembre 2013

LO PREMIO IGNOBEL PER LA PECE



A quattro anni di distanza dall’assegnazione del primo premio Nobel per la pace preventivo, Barack Obama si è fermato sulla soglia del quarto intervento militare diretto avviato da uno stesso presidente americano. Un bel bottino, suscettibile di essere ulteriormente rimpinguato nei tre anni di incarico rimastigli a disposizione; sempre che riesca a completarli. Uno scomodo trofeo che dà un senso evidente all’imbarazzo con il quale accettò allora un conferimento fondato in realtà sulla mera retorica del suo discorso al Cairo, nel giugno 2009. Se non sapeva, almeno presagiva il reale corso degli eventi che si sarebbero succeduti.

Quella prolusione tenuta all’università egiziana voleva essere un inno alla tolleranza religiosa e alla accettazione del rispetto dei diritti umani; sancì, in realtà, il trionfo definitivo di una linea restìa al massiccio intervento militare diretto a terra e propensa a privilegiare altrimenti la partecipazione attiva al gioco delle rivalità tra le fazioni, soprattutto religiose, e tra i fragili stati in particolare lungo la fascia estesa dal Nord-Africa, ai Balcani sino al Pakistan nel tentativo poco originale, perché già altre volte conclamato, di costruire una sorta di cordone sanitario antirusso.
Non è stata una svolta repentina ed inattesa; si tratta di scelte, ancora in corso, tutte interne al solco di una delle tradizioni politiche americane ma che, nell’attuale contingenza, hanno cominciato ad affermarsi, paradossalmente, già a metà della presidenza repubblicana di Bush Junior, con una figura politica, quindi, portatrice originaria di altre strategie. L’evidente imbarazzo con il quale la presidenza Bush dovette affrontare la crisi georgiana e concedere al fido Berlusconi un ultimo sussulto di iniziativa diplomatica seguita alla aperta condanna dell’intervento militare georgiano naufragato miseramente contro la reazione russa era il segno evidente dell’emergere di una nuova linea di azione di nuovi centri di potere americani.

 Il georgiano Saakashvili doveva essere caduto nella stessa trappola, anche se con esiti meno drammatici,  tesa a Saddam Husseyn diciassette anni prima al momento dell’occupazione del Kuweit; qualcuno, nelle segrete stanze americane, doveva avergli garantito sostegno militare o, quantomeno, copertura politica ad un intervento apparentemente temerario.
Quell’intervento, invece, era il segnale preciso e definitivo della fine di ogni tentazione e velleità di ripristino di gestione bipolare delle cose del mondo sotto l’egida della lotta al terrorismo integralista tra la potenza assolutamente dominante e la nuova Russia di Putin, in qualche modo ricostruita e liberata dall’aperto condizionamento predatorio statunitense.

Nella storia americana, come di altri paesi, la condizione paradossale vissuta dalla amministrazione Bush, nella sua fase conclusiva, non è stata una eccezione unica e nemmeno così rara. In tempi recenti, l’amministrazione Carter dovette in qualche modo, nella fase finale del mandato, smentire se stessa e avviare le politiche di riarmo strategico, di detassazione e riforma del welfare messe in atto trionfalmente, poi, dall’amministrazione Reagan. Lo scotto da pagare di questi ripensamenti è, di solito, il sacrificio politico del traghettatore visto come emblema di politiche fallimentari e “traditore” degli interessi e delle visioni coalizzate originariamente.
Queste fasi di transizione rivelano, in realtà, come il conflitto tra centri di potere strategici e la prevalenza e affermazione di una coalizione di questi a scapito di altri assumano dinamiche  diverse e relativamente autonome rispetto a quelle di formazione del consenso politico e dei blocchi sociali di sostegno a tali scelte; le caratteristiche e l’adeguatezza e flessibilità delle istituzioni ne determinano, invece, le peculiari modalità di svolgimento.

L’originalità dell’amministrazione Obama consiste invece nella inedita solidità e nella impressionante concentrazione di potere nei centri dei quali è espressione, tipica di situazioni di guerra generalizzata come in quelle mondiali del secolo scorso, piuttosto che di conflitto endemico ma in qualche modo controllato come nella fase attuale.
Una concentrazione e solidità tale da far superare, per il momento, scandali e infortuni di una gravità di gran lunga superiore a quelli che hanno determinato a suo tempo la defenestrazione di Nixon e l’indebolimento di Clinton; ma anche una estensione pervasiva del potere di questi centri consentita dal collante ideologico dei diritti umani e sociali tale da raccogliere attorno a particolari settori del complesso militare-industriale (quello più tecnologico), a quelli burocratici e finanziari, per finire con quelli energetici e di alcuni settori tradizionali (vedi automobile) i settori cosiddetti liberal della società americana.
Questo particolare sodalizio, con modalità diverse, ha però quasi sempre spinto le amministrazioni americane alle forme di interventismo più subdole e distruttive, non ostante la vulgata conceda rappresentazioni esattamente opposte della loro storia.
Nella fattispecie recente, constatata per di più la pratica impossibilità di procedere alla progressiva occupazione militare di buona parte del Grande Medio Oriente, mallevatrice della “democrazia”, si è così passati dalla prevalenza dell’occupazione diretta del terreno da parte di militari americani armati di fucili e letteralmente di sacre scritture bibliche propugnata da Bush in Iraq e Afghanistan al sostegno e alla fomentazione di particolari fazioni a scapito di altre, di particolari ambizioni regionali di alcuni paesi ai danni di altri. Una svolta indotta tanto più dal progressivo assottigliarsi del numero di alleati disposti a partecipare alle avventure militari della potenza dominante, dalla reazione al dominio predatorio subito negli anni ’90 da alcuni grandi paesi (Russia in primo luogo, alcuni paesi sudamericani in subordine) e dall’emergere di altre ambizioni di vario peso(Cina, India, ect).

Dal capolavoro strategico dell’alleanza ecumenica della prima guerra in Iraq ai primi ‘90, gli Stati Uniti sono passati  quindi progressivamente alla solitudine prima orgogliosa, rivendicata e poi risentita della guerra in Iraq ed Afghanistan agli inizi del 2000, ma con la tentazione, in quest’ultima fase, di ripristinare un rapporto particolare con la Russia di Putin.
Una tentazione appena espressa, coltivata più dal versante russo che americano.
Risistemate in qualche maniera le cose in casa propria ai danni degli oligarchi russi più riottosi, particolarmente sensibili alle sirene globaliste nel loro ruolo di complemento di lusso, esaurite le residue illusioni su di una Unione Europea più autonoma dai disegni statunitensi, a Putin e alle forze da lui espresse parve praticabile, agli inizi del 2000, una alleanza su basi meno squilibrate con la nuova leadership americana fondata sulla lotta al terrorismo islamico; attraverso essa l’auspicio era di pervenire ad un compromesso più duraturo con le forze filooccidentali interne al proprio paese e ad una cooperazione economica su basi più paritarie che consentisse lo sviluppo industriale moderno della Russia.

Ma quello che gli Stati Uniti hanno consentito alla Cina con particolare generosità, hanno concesso alla Russia con estrema parsimonia. Sicché la Russia di Putin ha potuto tessere le proprie trame geopolitiche fondandole quasi esclusivamente sulle proprie risorse energetiche e di materie prime senza riuscire a sviluppare ancora adeguatamente una economia complessa sufficiente a garantire le risorse ad una politica estera più articolata e solida e ad una formazione sociale più coesa; tendono a riproporsi in dimensioni e forme diverse, quindi, i limiti tipici dell’Unione Sovietica la cui economia era relativamente sviluppata in alcuni settori del complesso militare industriale senza che il sistema politico riuscisse a trasmettere adeguatamente al settore civile le capacità tecnologiche acquisite. Dispone dell’opportunità ma anche dell’apprensione di avere vicini di casa di dimensioni gigantesche e ambizioni crescenti con i quali stabilire una alleanza circospetta tesa a tamponare lo strapotere e l’avventurismo americano e ai quali offrire le proprie risorse naturali in alternativa ai tradizionali acquirenti occidentali. Per il momento i propositi cominciano a realizzarsi; i contenziosi, a cominciare dallo sfruttamento delle risorse in una regione spopolata e permeabile come la Siberia e ormai frammentata come in Asia Centro-Occidentale, sono alquanto insidiosi e la capacità di resistenza, soprattutto della Cina, alla accresciuta pressione americana sul Pacifico e sul suo limite occidentale ancora tutta da verificare. Un cedimento, in un contesto di ancora stretta integrazione con l’economia americana, potrebbero indurla a scegliere avversari meno temibili e più abbordabili secondo le proprie capacità.

Con lo stallo subìto nell’intervento afghano-iraqeno e con le ripercussioni economiche e sociali legate alla crisi di questa politica espansionista maturano le condizioni dell’avvento del nuovo profeta di guerra, travestito da esportatore filantropo dei diritti umani e fautore di cooperazione multilaterale.
Un modo, ma anche una convinzione e una motivazione, è bene sottolinearlo, che consente di discernere nei vari paesi i buoni da sostenere dai cattivi, magari fedeli collaboratori del giorno prima, da osteggiare e liquidare e di vellicare le ambizioni regionali di potenze e paesi minori a scapito dei vicini.
Una strategia il cui successo pieno ha bisogno di due condizioni essenziali: il controllo e l’orientamento di quelle ambizioni in funzione dei bersagli strategici e lo stretto legame con le élites locali, il più possibile affini, impegnate in questi propositi.
Come ogni strategia seria, ad un obbiettivo di massima corrisponde, solitamente, un obbiettivo minimo che nella fattispecie consiste nella frammentazione progressiva delle realtà statuali e in una situazione di perenne instabilità e conflitto alle porte degli avversari più temibili (Russia e poi Cina) o degli alleati più potenti (paesi europei); l’uno, ovviamente, non antitetico all’altro.

La prima condizione continua in qualche maniera a realizzarsi almeno nella fascia strategica del Grande Medio Oriente, ma con qualche crepa preoccupante. La situazione, però, rispetto alla situazione degli anni ’80, periodo in cui si sono innescati questi processi, è ancora largamente favorevole agli Stati Uniti.
Molto più problematica e sfuggente è la seconda; proprio l’illusione delle primavere arabe ha rivelato la debolezza e la inconsistenza di borghesie liberali, slegate dagli interessi nazionali di quei paesi e incapaci quindi di assumerne la guida; capaci di avviare, con la compiacenza di settori dello stato, le proteste ma del tutto impreparate a gestire la transizione.

Una condizione che gli americani dovevano ben conoscere visto che i primi sostegni massicci alle componenti islamiche avverse ai regimi nazionalisti risalgono a metà del decennio scorso, mettendo a frutto l’esperienza ed i legami consolidati durante la guerra civile jugoslava, in particolare in Bosnia e Kosovo.
Più la componente liberale urbanizzata si è rivelata inconsistente, più la tattica della fomentazione ha poggiato sui gruppi islamici peggiori più radicali e tribali; più il dirittoumanitarismo è costretto ad appoggiarsi a veri e propri pendagli da forca per garantire la “libertà” alle popolazioni ingrate. Un contrasto sempre più evidente, che rende sempre meno credibile e autorevole l’interventismo americano. È sufficiente paragonare la preparazione mediatica con la quale sono stati preparati gli interventi in Iraq e in Jugoslavia, rispetto all’approssimazione dei successivi per stigmatizzare l’arroganza e la sicumera, ma anche la fragilità e l’imbarazzo dell’attuale élite dominante americana poco prima impegnata contro i suoi attuali beneficiati.
Come nella prima fase di decolonizzazione, il tentativo surrettizio di introdurre in società di tipo clanico o tribale istituzioni di tipo occidentale ha portato alla dissoluzione caotica oppure alla oppressione “democratica” di un clan sull’altro.
Il conflitto in Siria rappresenta il più serio intralcio e, probabilmente, il punto di svolta di questa strategia.

Iniziato con la rapida trasformazione di manifestazioni di protesta in attacchi militari, grazie all’opera di provocazione e cecchinaggio di gruppi infiltrati ai danni della polizia e dei militari, l’opposizione ha perso via via il sostegno popolare, mai maggioritario ed è caduta nelle trame dei giochi politici delle potenze regionali, rendendo impossibile una vittoria sul campo; si è alimentata sempre più del sostegno economico, militare e politico di Turchia, sauditi, Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti; ha sopperito agli scacchi militari attingendo sempre più, ormai esclusivamente, all’inesauribile movimento panislamico sunnita perdendo sempre più il carattere di movimento nazionale, già piuttosto evanescente sin dalle origini. Un avvicendamento di forze che richiede una notevole organizzazione ed una notevole capacità finanziaria e di controllo sociale con migrazioni che partono ormai anche dal Pakistan e dall’Afghanistan. Un flusso che rischia di spossare e che sta costringendo sempre più le forze siriane lealiste ad appoggiarsi, a loro volta, sul sostegno militare esterno. Il conflitto è ormai internazionalizzato e rischia di creare problemi alla stabilità dei paesi vicini, in primo luogo la Turchia. La concreta minaccia americana di intervento diretto non ha fatto altro che provocare e sancire formalmente l’ingresso diretto delle potenze, di Stati Uniti e Russia apertamente, della Cina ed altri paesi dietro le quinte, nella gestione della crisi. Le dichiarazioni del Governo siriano sulla situazione di stallo del conflitto sul campo, in contraddizione con il trionfalismo di pochi giorni prima, sembrano propedeutiche all’ingerenza delle potenze, così come gli avvertimenti del governo russo a quello siriano, il suo auspicio ad una politica di controllo del nucleare in Iran, l’appello al rispetto del ruolo dell’ONU il quale continua ad operare secondo il criterio del diritto di veto, rappresentano la probabile concretizzazione dell’impegno di Obama, sussurrato nelle orecchie di Medvedev pochi mesi prima della sua rielezione alla Casa Bianca, a un riconoscimento dello status di potenza. Un riconoscimento che prevede momenti di scontro e di connivenza.

L’attuale squilibrio di forze consente al più debole di indossare le vesti del paladino della sovranità dei paesi; man mano che il processo di polarizzazione procede, il conflitto acuto non riuscirà a nascondere il loro interesse comune a costringere i paesi minori a schierarsi.
Le vittime designate di questo gioco sono, soprattutto, al momento, la indipendenza e l’autonomia dei paesi più piccoli o più fragili e la Siria pare, comunque, essere la prossima vittima designata; il fatto stesso che le trattative stiano partendo dai depositi di gas e dalla limitazione nucleare di Siria e Iran quando altri della stessa area geografica possono fruirne tranquillamente, la dice lunga sul reale obbiettivo di queste trattative.
Una situazione di conflitto multipolare può però consentire nel contempo ai paesi più attrezzati di ritagliarsi una condizione di neutralità, per quanto problematica da sostenere.
Già la guerra di Libia e ancor di più il conflitto in Siria hanno reso evidente che il discrimine ideologico e quello religioso consentiranno sempre meno di discernere e comprendere le dinamiche in corso; il conflitto, oltre che tra stati, contrappone costantemente all’interno di essi centri strategici diversi alla costante ricerca di collegamenti e di influenze con esiti spesso paradossali e contraddittori. Le modalità di conflitto nei paesi dominanti sono diverse da quelle dei paesi subordinati o marginali e il più delle volte gli imput partono dalle dinamiche dei paesi al vertice della gerarchia.
La presenza di élites nazionali ben determinate può consentire livelli diversi di subordinazione se non di vera e propria autonomia e neutralità attiva; le dinamiche all’interno dei singoli paesi sono quindi determinanti, il più delle volte, nella loro peculiare formazione.

Per fortuna la coperta che può coprire il mondo è ancora troppo stretta. L’importante è che la risorsa ultima non si riduca al rifugio disperato nella protezione dei santi.
L’esito dell’ultimo G20 lo ha dimostrato, con la defezione di numerosi paesi dalla posizione americana

Già la venerazione di Sant’Obama ha imbambolato vaste schiere di paladini della libertà e dei diritti; l’ascensione all’Olimpo di San Vladimiro non farebbe che accecarne di ulteriori e annichilire ogni residua speranza di redenzione per il nostro paese. Una predisposizione, quella della facile venerazione, purtroppo atavicamente ben radicata tra le genti italiche.
Con i diavoli bisogna spesso e volentieri accordarsi; guai, però, a riconoscere loro l’aura di santità. L’abbaglio impedirebbe di individuare in tempo il momento inevitabile del tradimento e delle trappole, soprattutto in un paese in cui la propria classe dirigente da decenni non fa che ricorrere allo spauracchio del vincolo esterno per dare forza alla propria inettitudine e dove, dalla fine dell’impero romano, ha reagito raramente all’accondiscendenza; quando lo ha fatto con reazioni velleitarie piuttosto che con la paziente costruzione di solide fondamenta.

Giuseppe Germinario (22/09/2013)

NB Devo in parte la battuta del titolo a quei geni di Feudalesimo e Libertà – Feudalesimo e Libertà



giovedì 26 settembre 2013

LA POLITICA DI AUSTERITY E' ANTIEUROPEA - AVV. CERCHIARA



LEGGI COME CONTESTARE I TRIBUTI, PERCHE' SONO ILLECITI E NON VANNO PAGATI, MA ABOLITI, E AIUTACI A RENDERLO NOTO.



Se la civiltà è figlia del controllo, la disfunzione della giustizia, che è voluta, è necessariamente la madre dell'attuale stato delle cose.

RiformiamoLeBanche&iTributi
Ufficio legale
cause contro il fisco e le banche
ricalcolo del saldo del fido e dei tributi
tel. 800660815 - info@fermiamoli.it

Vai dal tuo avvocato o commercialista e fai causa a equitalia e alla banca, perché sconfiggerle per via giudiziaria ti salva economicamente, ma soprattutto serve a cambiare il mondo. Mondo che avremmo cambiato da tempo se il parlamento non ci ostacolasse da sempre con le leggi illegittime che sforna continuamente in favore delle lobby massonico\bancarie alle quali è asservito, e la magistratura non gli reggesse la coda. Fermo restando che ci stiamo riuscendo lo stesso. Intervieni, a Roma, al nostro convegno\pre-congresso (comunicheremo la data).

C'è da sperare che la magistratura inizi finalmente a vergognarsi di fingere di non sapere che i tributi (tasse, imposte e contributi) sono illeciti (stante il signoraggio), e che, non solo non è apologia di reato dire che non vanno pagati ma aboliti, ma è un immenso crimine costringere i lavoratori subordinati, autonomi e le aziende, a pagarli, nonché perseguitarli inventandosi, per fini di prevaricazione della società, che siano evasori, riciclatori o falsificatori di bilanci.
Illeciti perché – oltre a sussistere l'impossibilità materiale di pagarli a causa dell'indeducibilità delle spese inevitabili (vedi sul retro il paragrafo tratto dal nostro ricorso fiscale tipo) – servono solo a rastrellare denaro 'inverato' per comprare dalla BCE e dalla Banca d'Italia, che sono incredibilmente private, il denaro 'da inverare' (approfondisci da signoraggio.it).
Denaro che lo Stato deve invece produrre da sé al costo della carta e dell'inchiostro, risolvendo così ogni crisi senza alcuna svalutazione, perché la svalutazione è frutto solo del fatto che i soldi lo Stato li compra da questi privati (vedi sempre da signoraggio.it).
Dobbiamo dunque ribellarci, care amiche ed amici, alle minacce della cosca politica, giudiziaria, fiscale e mediatica, di tipo massonico\criminale, venduta alle banche, e affrontare in massa i PM e i giudici per sconfiggere il loro mutismo da collusi con le nostre buone ragioni e il nostro enorme numero, perché «quando il governo viola i diritti del popolo, ribellarsi è il dovere più sacro» (Costituzione del 1793, art. 35).
Una guerra che dobbiamo combattere usando armi giuridiche, come gli argomenti che ho tracciato io stesso nel nostro ricorso tipo, che metto a disposizione degli interessati affinché li sottopongano ai loro avvocati e commercialisti. Ricorsi e argomenti giuridici con cui dobbiamo inoltre spingere la parte non massone né filo-massone della magistratura a confiscare le quote della Banca d'Italia di proprietà delle banche private, e a nazionalizzarla, confiscando così automaticamente anche quel 15% della BCE di proprietà della Banca d'Italia e aprendo gli occhi del mondo sul signoraggio, che è la causa, oltre che dei tributi, della rovina morale, economica e ambientale del mondo.
Una guerra vinta in partenza la nostra, perché il migliore avvocato è quello che sa scegliersi le cause, ma che dovremmo combattere anche se dovesse costarci la vita, non solo perché, ora che sappiamo della illiceità dei tributi, farci piegare a pagarli sarebbe viltà, ma per sconfiggere così nel mondo le dinastie Rothschild e Rockefeller.
Dinastie che – usando la massoneria e le organizzazioni criminali ad essa affiliate, quali il bilderberg, la trilatere, l'aspen ecc. – governano il mondo e bevono da tre secoli il sangue dell'umanità attraverso le migliaia di banche di loro proprietà o da loro direttamente o indirettamente controllate.

 Alfonso Luigi Marra



Impossibilità materiale di pagare i tributi
per i lavoratori sia subordinati che autonomi 
che per le aziende, stante 
l'indeducibilità delle spese inevitabili.

I nostri ricorsi fiscali, opposizioni a cartelle esattoriali, pignoramenti ecc., sono fondati innanzitutto sulla richiesta che il giudice dichiari illeciti i tributi (tasse, imposte e contributi) dato il signoraggio, cioè perché servono solo a comprare dalle banche centrali i soldi che lo Stato deve invece produrre da sé al costo della carta e dell'inchiostro (o elettronicamente), senza pertanto creare alcun debito pubblico, e risolvendo così ogni crisi.
In subordine – come seconda motivazione (seguita da tutte le altre, tutte fondate, che la giurisprudenza già accoglie) – chiediamo che venga dichiarata l'impossibilità materiale di pagarli a causa dell'indetraibilità delle spese inevitabili.
Ciò per i lavoratori sia subordinati che autonomi che per le società. Impossibilità che emerge ora che queste assurde cifre lo Stato le vuole davvero, perché in passato la cosiddetta 'evasione' era una prassi, per cui le aliquote erano oggetto di scarsa attenzione sociale.
Impossibilità perché, non essendo deducibili le spese inevitabili, quali il cibo, l'abbigliamento, i trasporti, la casa ecc., le aliquote (a loro volta assurde) si abbattono su un reddito che non esiste.
Facciamo per primo l'esempio di un lavoratore autonomo. Consideriamo un professionista con famiglia e un reddito 'netto' (ma solo delle spese che gli è oggi consentito detrarre) di 40.000 euro annuali.
Un 'netto' che non è netto affatto perché, oltre ai costi che oggi si considerano deducibili, dovrà fare le spese non deducibili ma inevitabili sopra accennate, sicché gli rimarranno alla fine diciamo 10.000 euro.
Ne deriva che, sul falso netto di 40.000 euro, con un'aliquota complessiva effettiva diciamo del 50%, gli si chiedono 20.000 euro, che equivale a dire 10.000 euro in più di quello che gli è rimasto, nonché un'aliquota del 200%.
è chiaro invece che gli si devono chiedere le tasse solo sul vero netto (10.000 euro), quindi 5.000 euro.
Riconoscimento dell'impossibilità di pagare che va esteso anche all'IVA e alla ritenuta d'acconto perché, quale che sia il dovere da compiere, e dunque anche se si tratti del dovere di versare ciò che teoricamente si è riscosso appunto solo per versarlo (come l'IVA e la RA), non se ne può chiedere l'adempimento quando si sia resa globalmente problematica lo condizione economica e a quel punto anche esistenziale del contribuente, perché ciò configurerebbe l'obbligo giuridico di avere una capacità sopra la media di trovare soluzioni.
(A parte poi, quanto all'IVA, che il dovuto va ricalcolato detraendo l'IVA anche sui costi inevitabili e indetraibili.)
Occorre in definitiva forfettizzare le spese inevitabili, consentirne la detrazione dal reddito lordo, e solo sul residuo sarà logico chiedere i tributi. Né cambia nulla il fatto che, per il lavoro subordinato, la tassazione è alla fonte (ma la ritenuta d'acconto è prevista anche per i lavoratori autonomi).
Consideriamo ad esempio la busta paga di gennaio 2013 del sig. MD (un caso reale).
Ebbene, MD, a gennaio 2013, ha riscosso 1.852 euro rispetto a un lordo di 3.883 sborsati dal datore di lavoro, il 52,30% dei quali, ovvero 2.031 euro, sono stati quindi assorbiti dai tributi. Con il risultato che, poiché a MD, pagate le spese inevitabili, rimangono al massimo (se sa fare i miracoli), diciamo 200 euro, avrà pagato tributi per oltre dieci volte il suo vero reddito.
Un'impossibilità di pagare che per i lavoratori subordinati ha connotazioni diverse, ma sussiste lo stesso perché deve essere rapportata a questo stadio della civiltà e dell'economia, per cui bisogna partire dal presupposto che, ad esempio, cento anni fa, la ricchezza consisteva nell'avere da mangiare, mentre oggi è la povertà a consistere nell'avere solo da mangiare l'essenziale.
Ne deriva che, mentre per i lavoratori autonomi l'impossibilità è constatabile materialmente, perché si configura come un non avere più il denaro sul quale il fisco vuole i tributi, per i lavoratori subordinati l'impossibilità è giuridica, perché le detrazioni li spingono a livelli tali che essi, escogitando in qualunque modo delle soluzioni, riescono a realizzare delle forme di sopravvivenza che in realtà sono possibili anche con 100 euro al mese, o con nulla (fruendo della pietà pubblica o privata), ma non sono inquadrabili nello Stato di diritto.
Specie poi se si considera che la penuria di denaro è causata dal crimine del signoraggio, o meglio, dal fatto che la magistratura, il legislatore, il potere esecutivo e l'informazione sono venduti alle banche e consentono loro di rubare, attraverso il signoraggio primario e secondario, il 90% della ricchezza.
Diverso è invece il problema per le società, che non hanno spese 'personali', ma anche per le quali sussistono non modesti costi ineludibili e indentraibili, e che comunque sono soggette ad aliquote che consentono la loro sopravvivenza solo mediante il falso in bilancio, l'evasione o l'elusione; che pertanto non possono essere considerati reati.
Vanno in sostanza dichiarate incostituzionali tutte le norme che, nel dettare i criteri per la determinazione dell'imponibile, non consentono la detrazione delle spese inevitabili.






martedì 24 settembre 2013

IL MOVIMENTO 5 STELLE E L'INCONTRO PUBBLICO SULLE SCIE CHIMICHE







di - 17/09/2013 - A Nonantola i pentastellati svelano il grande complotto alla popolazione ignara




Il MoVimento 5 Stelle e l'incontro pubblico sulle scie chimiche


Non c’è traccia di dubbio nell’annuncio, il 19 ottobre il Movimento 5 Stelle di Nonantola svelerà ai concittadini una scioccante verità: i grillini se le bevono tutte.

m5s nonantola

LA GRANDE MINACCIA – Una serata informativa sulle Scie chimiche, “dette anche chemtrails”, ecco l’intrigante offerta del M5S di Nonantola (Modena) ai concittadini. “Aerei militari e non volano tutti i giorni nei nostri cieli irrorando la terra di sostanze chimiche” e non credano i prodi contadini del modenese che si tratti di disinfestanti o concimi, “servono a modificare il clima” invece, tesi soft per non spaventarli subito con la vera verità, quella per la quale servono a ridurre tutti gli abitanti del pianeta sotto il controllo mentale di… non si sa esattamente, ma se c’è un complotto da qualche parte c’è di sicuro anche un cattivo o dei Poteri (abbastanza) Forti da portare a termine un big complotto globale come quello che vogliono denunciare i pentastellati.

meetup nonantola

L’ESPERTO - A “informare” i cittadini in modo che poi siano preparati e possano decidere secondo coscienza, non si dice cosa, interverrà Elia Menta, noto spanditore di questo genere ei favole e titolare di un blog dedicato a scie chimiche, signoraggio e spargimento di citazioni a caso, peraltro inconsultabile perché dotato di una grafica orrenda. Una garanzia, ma sembra che parlerà senza contraddittorio, si tratterà quindi di un’occasione di catechismo e non di discussione sul fenomeno, quella offerta ai cittadini di Nonantola e dintorni dal Movimento locale.

NON SE NE PERDONO UNA - Non c’è da stupirsi, dalla bufala del terremoto emiliano scatenato dal fracking, ai chip per il controllo mentale fino alla cospirazione attorno al 9/11 denunciata dal deputato Bernini alla Camera , quelli del M5S finora non si sono persi nemmeno una delle bufale più quotate e sbeffeggiate dell’ultimo decennio, probabilmente a quelli di Nonantola preme solamente di mantenere il record e di continuare a tenere a distanza gli sprovveduti come Storace che sono appena arrivati al signoraggio o i padani che cominciano a flirtare a loro volta con le scie comiche.

FONTE: http://www.giornalettismo.com/archives/1110567/il-movimento-5-stelle-tinforma-sulle-scie-chimiche/


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1. Articolo non firmato. Chi è l'esperto che lo ha scritto? 
2. Ma oltre a denigrare sanno fare altro?
3. Come mai tutta questa attenzione ad un semi- sconosciuto come me?


Elia Menta



SENTITE COSA DICE IL SIG. GRILLO 
(A VIDEOCAMERA SPENTA). 




Cari grillini, non volete che se ne parli? Bene, ma perché offendere a livello personale come state facendo?

I vostri metodi sono simili a quelli di coloro che dichiarate di voler "mandare a casa".

E.M.




LA PROPOSTA DI RENZI



LA NUOVA BANDIERA



Sui media - linguetta italioti si legge che alcune aziende italiche sono sul punto di essere cedute "allo straniero". Alitalia, Finmeccanica sono all'ordine del giorno. Ma a ben guardare già da tempo lo Stivale è in vendita. Anzi, in svendita. Esattamente dalla crociera del "Britannia" della graziosa sua maestà albionica, la Betty seconda, al largo, nel Tirreno. Lì, conniventi i maggiorenti della Casta italica, si decise di svendere i gioielli di famiglia a beneficio dei "Poteri Forti", al solito. Di fatto la strategica industria alimentare è già emigrata in mani foreste, Nestlé in primis. Ma anche altre e sempre in maggior numero sono le aziende concupite, acquistate, fagocitate da capitali stranieri. La "moda" è seguita a ruota. ecc. ecc. ecc. E non parlo di banche e finanziarie, visto che dovrei usare un pesante turpiloquio, inadatto ad orecchie femminili.
Già da una quindicina d'anni propongo di cambiare, con acconcia legge costituzionale, la Bandiera che identifica tutti i cittadini dello Stivale: oggi più che mai è di attualità quanto proposi a suo tempo.
Propongo di cambiare il Tricolore con una Bandiera Bianca ove troneggi una grande  scritta in nero: "SALDI". 
Ottima accoppiata col simbolo dello Stato Italiano, come la Casta lo ha definito: l'immagine della "Concordia", di un rottame.
E pensare che basterebbe così poco per tornare ad essere "il bel Paese"!......


Fabrizio Belloni


COMUNICAZIONE E MANIPOLAZIONE

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SCIE CHIMICHE: CHI SONO I VERI FUFFARI?

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Scie chimiche, il M5S "scomunica" la conferenza del dott. Menta

Scie chimiche, il M5S “scomunica” la conferenza del dott. Menta


Il M5s di Modena e provincia prende le distanze dalla discussa serata sulle scie chimiche, in programma a Modena il 19 ottobre. "Iniziativa di un singolo", un militante grillino di Nonantola, che prosegue solitario nell'organizzazione.
Scie chimiche, il M5S "scomunica" la conferenza del dott. Menta
Ci eravamo permessi di sollevare qualche perplessità sulla conferenza (qui l'articolo) organizzata dal Movimento 5 Stelle di Nonantola sul tema della pericolosità delle scie chimiche e oggi scopriamo che non siamo stati i soli. Strano ma vero, è lo stesso Movimento 5 Stelle di Modena e Provincia a “scomunicare” l'evento in programma per il prossimo 19 ottobre, evidentemente frutto di una scelta non avvallata a livello territoriale.
“Chiediamo cortese rettifica quanto prima – scrivono i grillini modenesi – il Movimento 5 Stelle di Modena e provincia non organizza, né patrocina, né promuove la serata, che è quindi da considerarsi iniziativa di singoli e non appoggiata in alcun modo dal M5S”. Una presa di distanze netta che è segno di un'organizzazione precipitosa e forse incontrollata, tema ricorrente e congenito ad un movimento che è per sua stessa definizione liquido e poco strutturato.
Il messaggio lanciato a livello centrale è però chiaro e inequivocabile ed è stato recepito perfettamente dagli organizzatori. Della conferenza non si trova infatti più traccia online, né tra i meetup del Movimento, né tra gli eventi di Facebook.

Scie chimiche, il M5S "scomunica" la conferenza del dott. Menta

 “Ma la serata non è stata annullata. Chi vorrà ascoltare il dott. Elia Menta analizzare il fenomeno delle scie chimiche e la loro pericolosità per l'uomo e l'ambiente potrà ugualmente farlo, sempre alle stesse coordinate. L'incontro, proprio come specificato dal M5S, è infatti rientrato sotto l'iniziativa di un singolo, un militante grillino di Nonantola, con l'appoggio dell'associazione “Riprendiamoci il Pianeta”.

Francesco Baraldi



FONTE:http://www.modenatoday.it/politica/rettifica-conferenza-scie-chimiche-m5s.html

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Ringrazio modenatoday.it per la cortese attenzione che mi ha riservato - ed in particolare Francesco Baraldi, noto esperto di scie chimiche che ha portato a supporto delle sue offese nei miei confronti prove schiaccianti - e il m5s per la coerenza dimostrata, anche in questo caso, nel voler affrontare le vere priorità di questa nostra sciagurata e tradita Nazione. 

Elia Menta

domenica 22 settembre 2013

UN'ALTRA ECONOMIA E' POSSIBILE - COSIMO GERACI - NINO GALLONI



INTERNET: INUTILE COMBATTERLA, MEGLIO USARLA

commissione

Nella grande sala consiglio l’atmosfera era quella delle grandi occasioni. Al giovane analista brillante erano stati dati pochi mesi per analizzare, studiare, e risolvere uno dei problemi più scottanti: l‘emergere di una nuova coscienza collettiva che rischiava di mettere in crisi l’ordine mondiale così come era stato concepito da generazioni di illuminati al potere occulto. E, come sempre, queste sono opportunità che non si possono sbagliare: l’esito del’esame poteva aprire le porte ad una veloce carriera verso i vertici o chiudere per sempre ogni prospettiva futura.
Fino a quel punto l’esposizione era andata bene. Grafici, dati, sintesi, analisi interessanti. Tutti aspettavano però con ansia la parte finale, quella delle soluzioni, vedere cosa l’analista avrebbe tirato fuori, il famoso coniglio dal cilindro. Così, quando arrivato verso la fine, si capiva che non ci sarebbe stato nessun coup du theatre, il vicepresidente lo interruppe.

- Allora, tutto questo è imbattibile. Non si può fermare. Questa è la sua soluzione? Tre mesi per dirci quello che già sapevamo, o quantomeno per confermarci quello che sospettavamo?

Un qualunque neofita avrebbe tremato, esistato, balbettato di fronte ad un attacco così diretto. Ma il nostro analista era uno con la stoffa, per non dire con le palle, e non indietreggiò di un millimetro.

- Non serve.

- Come non serve? La gente sta scoprendo tutto, le scie chimiche, i vaccini, le bufale dell’AIDS, per non parlare della Luna, del Global Warming, e poi, la più grande di tutte, la creazione di denaro dal nulla, e lei mi dice che non serve? Secondo lei dovremmo stare qui a vedere il nostro impero crollare, pezzo per pezzo, senza fare nulla? – Urlò il vicepresidente.

- Vede, signor Vicepresidente, dobbiamo tenere in conto l’utilità di ogni azione. Le faccio una domanda: quello che la preoccupa è la conoscenza, o le azioni?

- Non capisco, sia più esplicito.

- Faccio un esempio, secondo lei è un problema se si viene a scoprire che il denaro viene creato dal nulla?

- Certo che è un problema, mi prende in giro?

- Ma è un problema la conoscenza in sè, o è un problema perchè questa conoscenza può avere delle conseguenze?

- Conoscenza e conseguenze sono un tutt’uno! - Taglio corto il vicepresidente.

- A volte. Ma a volte no. Paradossalmente, fa più male uno che conosce tutto, ma continua la sua vita come niente fosse, o uno che, anche senza sapere tutto, fa un attentato? Perchè questo è il punto vero.

L’atmosfera si fece più silenziosa, tutti volevano capire dove sarebbe arrivato l’analista, si intuiva che aveva qualcosa di interessante da dire. E infatti, lasciati passare alcuni secondi di pausa (ben studiata), riprese:

- Non dobbiamo fare l’errore di pensare che le persone si comportino sempre e continuamente in modo razionale. Molti sono gli istinti, le necessità immediate, le distrazioni che, a caso o volontariamente, possiamo inserire. E poi non tutte le persone hanno lo stesso livello di coscienza: per uno che capisce tutto, ce ne sono 99 che intuiscono, intravvedono, ma non si fidano di loro stessi, educati come sono stati alla loro inadeguatezza fin da piccoli… insomma: questa “rivoluzione” di Internet ha sì in sè qualche germe di pericolosità, ma non dobbiamo sopravvalutarne la portata. E soprattutto non commettere l’errore di affrontarla di petto: allora sì che sveglieremmo il can che dorme. Esempio: se una mandria di bufali ti sta correndo incontro, se pensi di fermarla ne vieni travolto. La cosa migliore è metterti a correre nella loro stessa direzione, e quando ti raggiungono sali su uno di quelli in testa. Una volta lì, puoi guidarlo a destra o sinistra e pilotare tutta la mandria. L’importante è capire come ragiona e come si comporta la mandria.

- E quindi, in concreto, lei cosa propone? Propone di non far nulla?

- Non dico questo. Dico solo che non bisogna mettersi contro di petto. Dobbiamo, ancora una volta, come sempre abbiamo fatto nei corso della storia, infiltrare, essere dappertutto, a destra e sinistra, con russi e americani, con arabi e israeliani, e controllare tutti i fenomeni dal di dentro. In effetti, a ben pensarci, abbiamo sempre avuto successo così. 

- Ripeto: quindi?

- Allora: la stragrande maggioranza della popolazione è stupida e addormentata. Per quelli basta già il pensiero di non arrivare a fine mese, e con un po’ di calcio, e tette e culi, (che non guasta mai) li teniamo impegnati. Panem et circenses. Ovviamente bisogna continuare come abbiamo fatto finora: alimentare le paure e i bisogni in modo che non siano mai a posto, che gli manchi sempre qualcosa. Poi esiste una minoranza, i cosiddetti “intellettuali”, gli impegnati: quelli li distraiamo con la politica. Si perderanno in interminabili discussioni, assemblee di partito, collettivi, comitati, riunioni serali, e anche con quelli il gioco è fatto. E questi sono, a occhio e croce, un decimo degli altri.

- E poi?

- Poi esiste una piccola fascia ancora più ristretta, direi un altro decimo (se non meno) del gruppo precedente, che comincia a capire tutto. Non possiamo farli fuori fisicamente, ma “tenerli fuori” sì: li terremo incollati alla tastiera. Metteremo in giro dei nostri emissari, attivissimi nelle discussioni, riempiranno di commenti i loro blog, a volte diranno qualcosa di giusto ma il più delle volte faranno perder tempo, e questi a furia di rispondere, a furia di ribattere, perderanno un sacco di tempo e resteranno tutto il tempo alla scrivania, convinti di essere i veri rivoluzionari. Avremo disinnescato e neutralizzato anche questi, i più pericolosi. E loro neanche se ne accorgeranno, tutti intenti a rispondere ai nostri troll!

troll


Nella sala si fece il silenzio. Era evidente che quello era stato il trampolino di lancio del giovane analista: aveva superato la prova brillantemente.

Alberto Medici