lunedì 13 maggio 2013

QUATTRO CHIACCHIERE CON ELIA MENTA - SECONDA PARTE




D: Cosa c'e' alla base di quel "sentire" che e' giusto informare una massa manipolata?

R: Inizialmente un senso di giustizia e di libertà. Questa prima parte dura molto, almeno per me e' durata molto.
Poi subentra la testardaggine, il non volersi arrendere, il non voler mollare. Ma a questo punto la convinzione sull'ottenere risultati positivi si e' già molto affievolita visto che, in pratica, a parte il tiepido, molto tiepido, tifo intorno, di risultati veri nemmeno l'ombra. Anzi, quando qualcuno commenta "Andate avanti, non fermatevi" verrebbe da dire "Perché dici andate avanti? Tu sei impedito? Bello dire agli altri andate avanti. Bello voler condurre delle battaglie standosene rintanati nelle retrovie".
C’è poi da aggiungere che “soltanto il 20 per cento della popolazione adulta italiana possiede gli strumenti minimi indispensabili di lettura, scrittura e calcolo".
E la situazione, anche altrove, non è diversa.
L’istruzione per tutti è uno slogan allettante, ma in pratica è una palese cavolata, figuriamoci poi la cosiddetta coscienza critica. Conseguenza? La "democrazia" è solo fumo negli occhi per nascondere qualcos'altro. Non solo, ma la cosiddetta democrazia si regge proprio sull’ignoranza diffusa, altrimenti come si potrebbe manipolare la massa?
Eppure la parola democrazia continua ad incantare emotivamente, a fascinare, perfino molti "che hanno compreso". E poi ci lamentiamo che gli italiani perseverano nel "sonno perenne", che la gente non vuole ascoltare. O magari crediamo che 2000 anni non siano stati sufficienti per valutare se la gente può diventare psicologicamente matura oppure no.
Forse non abbiamo compreso la più evidente delle verità: che la gente (la massa) non può capire, non ha proprio gli strumenti per farlo, e la situazione peggiora man mano che andiamo avanti.
Ma vedi, mi dicevo fino a qualche tempo fa, non me la sento di non fare nulla, di non informare, di non diffondere conoscenza, pur sapendo che predichiamo nel deserto. Ho una innata intolleranza viscerale all'ingiustizia, ai soprusi, alla schiavitù umana.

D: Precedentemente avevi affermato che si dovrebbe informare perchè si sente, nel profondo, che è giusto farlo, senza attendere alcun tipo di risultato, senza volersi aspettare nulla. Per soddisfare dunque un "sentire" che è proprio dell'uomo ma contemporaneamente lo supera.
Cosa è giusto allora?

R: La coerenza e' una virtù delle menti piccole diceva qualcuno. Battute a parte, mi spiego. Non si tratta di cambiare sentire, si tratta di prendere una nuova decisione in presenza di fatti evidenti che stiamo vedendo sempre più da vicino. A cosa ha condotto tanto impegno? Continuando di questo passo cosa si otterrà? Nulla. Quando poi ci si accorge che tanti video (soprattutto le interviste che sono costate tanto tempo, energie e soldi per gli spostamenti) diventano occasione per scatenare la corsa ai commenti sterili o puerili, soprattutto su youtube, si capisce che si è sprofondati quasi nel fondo dell'abisso.
Quindi, se nel fare qualsiasi azione sistematica non si ottengono risultati in termini di consapevolezza (quella vera, non quella fatta di inutile speculare, di inutile spezzare i capelli in quattro) è cristallino il fatto che si sta utilizzando male il proprio tempo, le proprie energie e i propri soldi. L'intelligenza consiste anche nel sapere quando abbandonare. Non ricordo chi diceva, appunto,  che la cosa più difficile è sapere quando è il momento di accomiatarsi. Adesso credo di saperlo.

D: Quali sono i criteri da usare per capire se si e' dato un contributo significativo all'aumento della consapevolezza?

R: Dalla quantità di azioni che vengono messe in campo e dalla quantità di diritti riconosciuti ai cittadini. Non conosco altri misuratori efficaci.
E oggi invece abbiamo un continuo e grave arretramento dei diritti riconosciuti ai cittadini. Oltre ad una preoccupante guerra tra poveri che il sistema ha scatenato. E non e' finita. Finora truffe, soprusi, povertà, museruola e catene ai piedi. D'ora in avanti le urla di disperazione ci moriranno in gola.
Le pecorelle saranno totalmente in balia dei lupi che, e lo sappiamo, altro non aspettano che sbranarle. Non gli basta la lana e il latte. Ora vogliono la vita.

D: Per cosa un uomo che ha capito, deve combattere?

R: Deve combattere per ciò in cui crede ma non può nemmeno fare il Don Chisciotte. Bisogna combattere per battaglie impossibili e renderle possibili e vincenti. Ma per fare questo non bisogna continuare, caparbiamente, a percorrere vie senza uscita. Petizioni, manifestazioni, convegni in cui primeggiano prime donne e bizantinismi, sono più fetidi dell'acqua che ristagna; in generale si rischia di rimanere imprigionati dietro una tastiera senza riappropriarsi realmente del nostro territorio, della nostra vita.

D: E allora che fare?

Meno parole e più azioni. Meno prime donne e sofisti e più umiltà. Meno diagnosi e più prognosi. Meno paura e più ardire. Meno vecchi arnesi di battaglia e più intelligenza e organizzazione. E' ora di lasciare i rifugi (che comunque verranno annientati) e spingersi nella lotta. I codardi restino nelle trincee. Sono un peso per sé stessi e per gli altri. E' ora di contarci. E' ora di fare l'appello. Chi non c'e' non ci sarà. 


Come si dice? A buon intenditor poche parole.

AZF

1 commento:

  1. L'ultima falsa aspettativa l'ho presa dal m5s. Aspetto ancora il reddito minimo garantito,che sarebbe un primo piccolo passo.

    Grazie dott Menta

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