lunedì 15 settembre 2014

E' TEMPO DI COMPRENDERE. PARTIAMO DAL DENARO

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RIFLESSIONI DI VIAGGIO

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Quanti di voi avranno la pazienza e la costanza di riflettere, in modo non banale, intorno alle DUE domande poste nel video? E di trovare delle risposte realmente ADEGUATE?


E magari di scriverci un articolo da inviarmi per la pubblicazione?




GOLPE, DENUNCE E SILENZI - DIRETTA SPECIALE MERCOLEDI 17 SETTEMBRE, ORE 21,30, SU SALVO 5.0






...UNA SOLUZIONE C'E' SEMPRE - SERATA DEDICATA A TUTTI GLI IMPRENDITORI


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STOP PIGNORAMENTO PRIMA CASA


Il diritto all'abitazione e' intangibile.

Emessa una stravolgente sentenza della Corte di Giustizia Europea contro banche e finanziarie.

Stop al pignoramento della prima casa anche per banche e finanziarie in presenza di clausole abusive


Il diritto all'abitazione è un diritto intangibile tutelato dall'Unione Europea. Se sono state inserite nel contratto clausole di garanzia sull'immobile abusive, l'ipoteca è nulla ed il pignoramento (come la successiva vendita all'asta) vanno bloccate.
È quanto si evince dalla decisione della  Corte di Giustizia Europea n. C- 34/13 del 10 settembre 2014, con la quale i Giudici dell'Unione tornano ad affrontare il tema  delle clausole abusive nei contratti dei consumatori, con particolare riferimento ai contratti di credito al consumo che prevedono la costituzione, a favore della banca o finanziaria, di un  diritto di garanzia sull'immobile di abitazione del cliente
.
Per la Corte UE “le disposizioni della direttiva 93/13/CEE(concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori) devono essere interpretate nel senso che non ostano ad una normativa nazionale che consente il recupero di un credito fondato su clausole contrattuali, eventualmente abusive, attraverso la realizzazione stragiudiziale di un diritto reale di garanzia costituito sul bene immobile dato in garanzia dal consumatore, a condizione, però che detta normativa nazionale non renda praticamente impossibile o eccessivamente arduo l'esercizio dei diritti che tale direttiva conferisce al consumatore”.

Spetta al giudice nazionale verificare tale condizione alla luce della normativa interna vigente, eventualmente disapplicando le clausole abusive inserite nel contratto e/o adottando tutte le tutele, anche provvisorie, previste dall'ordinamento.
Mutui e scorrettezze delle banche. Solo ora l'Europa se ne accorge.
Nell'ambito di tale valutazione, il giudice nazionale “ deve prestare particolare attenzione alla circostanza che il bene dato in garanzia dal consumatore e oggetto di esecuzione forzata è il bene immobile che costituisce l'abitazione della famiglia del consumatore ”. In tal caso, la vendita forzata può essere immediatamente bloccata, a tutela del diritto inviolabile alla casa.

Il caso.
La fattispecie esaminata dalla Corte UE riguarda un contratto di credito al consumo stipulato da un consumatore slovacco con una società finanziaria. A garanzia del credito veniva costituito un diritto reale di garanzia sulla casa di famiglia del consumatore. In seguito, questi proponeva ricorso contro la finanziaria per l'annullamento del contratto costitutivo della garanzia, ritenendo abusive le clausole contrattuali stipulate con tale impresa. Il giudice di primo grado annullava in parte il contratto di credito, dichiarando abusive talune clausole, mentre il contratto costitutivo della garanzia reale veniva integralmente annullato. Il giudice di appello slovacco si rivolgeva invece alla Corte UE, chiedendo se la clausola di garanzia in questione presenti carattere abusivo, nella misura in cui consente alla società finanziaria di vendere all'asta l'immobile per soddisfare il proprio credito, senza alcun controllo giurisdizionale preventivo.

La tutela del consumatore deve essere effettiva.
Nell'affermare i principi anzidetti, la Corte UE richiama anzitutto l'art. 38 della Carta che dispone che nelle politiche dell'Unione è garantito un livello elevato di protezione dei consumatori, nonché l'art. 47, che riguarda il diritto ad una tutela giurisdizionale effettiva. Tali precetti costituiscono principi-guida per la corretta attuazione della direttiva 93/13/CEE in tema di clausole abusive e tutela dei consumatori.
La Corte ricorda poi che il sistema di tutela posto in atto dalla direttiva 93/13 è fondato sull'idea che  il consumatore si trovi in una situazione di inferiorità rispetto al professionista, per quanto riguarda sia il potere nelle trattative sia il grado di informazione, situazione che lo induce ad aderire alle condizioni predisposte dal professionista senza poter incidere sul contenuto delle stesse.
Con particolare riferimento alle garanzie che accompagnano i contratti di prestito conclusi dai consumatori, la Corte osserva che la direttiva 93/13 non contiene alcuna indicazione relativa all'esecuzione sui beni oggetto di garanzia.
Tuttavia, risulta da costante giurisprudenza che, in mancanza di armonizzazione dei meccanismi nazionali di esecuzione forzata nel diritto dell'Unione,  spetta all'ordinamento giuridico interno di ciascuno Stato membro stabilire tali norme, a condizione però che esse non siano meno favorevoli delle norme che disciplinano situazioni simili sottoposte al diritto interno (principio di equivalenza) e che non rendano praticamente impossibile o eccessivamente arduo l'esercizio dei diritti conferiti dal diritto dell'Unione (principio di effettività).

Il diritto all'abitazione è un diritto fondamentale.
Nel caso particolare in esame rileva la circostanza che il bene oggetto del procedimento di esecuzione stragiudiziale sulla garanzia è l'immobile che costituisce l'abitazione della famiglia del consumatore.
I Giudici dell'Unione sottolineano che “la perdita dell'abitazione familiare non è solamente idonea a violare gravemente il diritto dei consumatori, ma pone i familiari del consumatore interessato in una situazione particolarmente delicata”. Essa  “ costituisce una delle più gravi violazioni al diritto al rispetto del domicilio ”e, pertanto,  “qualsiasi persona che rischi di esserne vittima deve, in linea di principio, poter far esaminare la proporzionalità di tale misura”.

L'esecuzione forzata sulla prima casa va bloccata.
La Corte ha sottolineato l'importanza, per il giudice competente, di emanare provvedimenti provvisori atti a sospendere un procedimento illegittimo di esecuzione ipotecaria o a bloccarlo, allorché la concessione di tali provvedimenti risulta necessaria per garantire l'effettività della tutela voluta dalla direttiva 93/13.
Nel diritto dell'Unione, il diritto all'abitazione è un diritto fondamentale
garantito dall'articolo 7 della Carta.
Spetta al giudice di ciascuno Stato membro il dovere di prendere in considerazione tale diritto inviolabile nell'attuazione della direttiva 93/13
.
Ciò detto, la Corte UE ha ritenuto che, nel caso di specie, l'ordinamento slovacco contempla la possibilità per il giudice di adottare tutti i provvedimenti anche provvisori che vieti la prosecuzione della vendita forzata della casa. Tale meccanismo, a parere della Corte,sembra costituire uno strumento adeguato ed efficace per far cessare l'applicazione di clausole abusive, ma la verifica definitiva di ciò spetta comunque al giudice nazionale.

Avv. Giuseppe Donato Nuzzo

12/09/2014 


FONTEhttp://www.orsiniemidio.it



mercoledì 10 settembre 2014

E' GUERRA ALL'ITALIA

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AH, SU QUEL BRITANNIA NEL GIUGNO DEL '92...


L'UOMO: UN CAMPIONE DI SUPERBIA E UN CONCENTRATO DI PASSIONI

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LA QUESTIONE GRILLO SUL PANFILO BRITANNIA - DIRETTA CON GIOVANNI SANDI




AL BANO & SOCI SOTTO L'OCCHIUTA "VIGILANZA" DEL PD



“Viene da domandarsi se ci sia qualcuno che verifica i palinsesti della Rai”, hanno dichiarato tre membri del Pd della Commissione parlamentare di vigilanza sulla Rai dopo la replica, in prima serata su Rai Uno (il 5 settembre), di un concerto moscovita che vedeva protagonisti Al Bano ed altri ‘mostri sacri’ della canzone italiana degli anni Settanta-Ottanta.
Leggere per credere dove possa arrivare lo zelo e la cortigianeria di questi “democratici”, ma soprattutto la motivazione addotta: il mancato “rispetto dei morti” in Ucraina (ovviamente tutti sul conto del Cremlino) e lo smaccato carattere “filo-russo” della kermesse canora, conclusasi con un indigeribile (per costoro) “viva la Russia!”.

A proposito di palinsesti, chissà quante volte mi sono posto lo stesso amletico quesito quando ho constatato che vengono replicate ininterrottamente, da decenni, alcune serie televisive americane, ad ogni ora del giorno. Non parliamo poi dei film, tanto che uno potrebbe pensare che esista al mondo solo il cinema americano.
Le trasmissioni cosiddette d’intrattenimento, che in massima parte sono la versione per italioti di “format” americani, sono poi intrise di stili ed atteggiamenti provenienti d’Oltreoceano (si pensi ai “giochi a premi”, fin dai tempi di Mike Bongiorno, che mica a caso era arrivato coi “liberatori”), mentre per quanto riguarda la “cultura” e la “storia” stendiamo un velo pietoso: tutto trova una giustificazione da parte di conduttori e “autorevoli studiosi”, comprese le bombe atomiche su città densamente abitate!
Nell’Italia degli eterni “sciuscià”, ogni cosa col bollino a stelle e strisce diventa “mito” e “leggenda”: da Roosevelt a Kennedy, dal Far West allo sbarco dei Marines.
Se muore Robin Williams è un nostro dramma nazionale su cui piangere a dirotto, incessantemente riproposto da notiziari i cui contenuti filo-americani al 100% non fanno insorgere mai alcun dubbio ai suddetti “vigilanti”.
Ma anche Marylin e Audrey Hepburn con le “Vacanze romane”, George Clooney “divo di Stato” assegnato all’Italia, l’orrenda ed inquietante Statua della libertà, i “ranger” e il parco di Yellowstone di Yoghi e Bubu, “New York New York” e Liza Minnelli,  ripropinata  milioni di volte nei “varietà” come se si trattasse d’un mantra catartico. Un bombardamento etico-comportamentale che non ha risparmiato da settant’anni nessuna classe d’età, dai fruitori di Topolino e Popeye agli attuali spettatori dell’animazione tridimensionale, la quale – notiamo di passata – è sempre più caratterizzata da scene a dir poco inquietanti per la psiche dei più piccoli.
Girando la frittata coi film e gli opinionisti cortigiani, la gente non pensa mai all’America come la drammatica destinazione di milioni di neri africani sfruttati senza pietà, ma come a quel “faro di civiltà” che ha abolito la schiavitù (quando non faceva più comodo alla sua classe dirigente, sia chiaro).
Dei cosiddetti nativi americani manco a parlarne: stavano a far da comparsa nei film di John Wayne tanto amati dai nostri nonni, e lì sono rimasti.
Riescono addirittura a far circolare come “interessanti” fenomeni essenzialmente negativi e rivelatori del clima che si respira da quelle parti: si pensi al gangsterismo, primo fenomeno di delinquenza organizzata di tipo moderno, che al pubblico boccalone – specialmente italiano a causa dell’origine di alcuni famosi capibanda – è stato presentato come una sorta di “epopea” su cui ricamare storie appassionanti.
Idem per quanto riguarda il sistema carcerario statunitense, “mitizzato” anch’esso da una serie di pellicole in qualche modo “a lieto fine”, mentre un sacco di gente langue per anni nei “bracci della morte” e la popolazione carceraria americana è una delle più numerose – proporzionalmente parlando – al mondo.
Da “Via col vento” a “Salvate il soldato Ryan”, da “Ben-Hur” a “Attacco al potere” (regolarmente ritrasmesso perché prefigurava di fatto “l’11 settembre”), fino ai concerti di Madonna e delle altre vedette dello “star system”, nessun “vigilante” s’è mai posto l’opportunità di veder diffusi dalla Rai dei contenuti filo-americani mentre emissari della Cia erano impegnati da qualche parte a torturare patrioti e sovvertire governi, oppure lo Us Army ammazzava e distruggeva tutto per poi “ricostruire”.
In fondo basta vendersi bene, in regime di monopolio (alla faccia della “libera concorrenza” predicata), ed il gioco è fatto.
Per “Israele” vale lo stesso discorso. Appena il glorioso esercito di Tel Aviv si diletta con la sua occupazione principale, che è quella di macellare migliaia di palestinesi tra morti e feriti, i canali della tv pubblica italiana moltiplicano le trasmissioni nelle quali gronda sangue ebraico per mano del “Male assoluto nazista”. Chi si ricorderà più di quegli sventurati che in quel momento muoiono sotto le bombe? In un modo o nell’altro, qualche ragione questi “israeliani” dovranno pur avercela, se non altro per tutto il male che tutti quanti, da sempre, gli han sempre fatto!
Nessuno, in certi frangenti a dir poco imbarazzanti, si chiede “chi verifica i palinsesti”… Non è vero, cari signori del Pd?
Non siete forse voi gli eredi di quella “tradizione comunista” che sbandierava un “anticomunismo” rivelatosi alla prova del tempo completamente inconsistente?
Peggio: gli eredi delle “marce per la pace” ora si accalorano per chissà cosa potrà pensare di noi la Nato…
Che vergogna! Che servilismo! Che congrega di lecchini!
Bene ha fatto Berlusconi in questi giorni a ricordare che è stato rovinato tutto il lavoro che egli e la sua squadra di governo avevano saputo intessere con la Russia (anche nell’interesse suo, forse, ma certamente dell’Italia nel suo complesso, il che non balena manco per sogno nella mente del piddino medio).
Il risultato dello sciagurato appiattimento sui diktat della Nato è sotto gli occhi di tutti, eppure stando alla carta stampata pare che solo “Il Giornale” si stia accorgendo del danno esagerato che la piega presa dall’Italia da che il Cavaliere è stato ‘disarcionato’ sta provocando a numerose aziende italiane.
E bene ha fatto Al Bano a ribadire in un’intervista, senza recedere d’un passo, la sua posizione in merito, precisata anche da altri cantanti che, come Riccardo Fogli, hanno un folto pubblico in Russia e che per questo vengono infastiditi da giornalisti untuosi ed insinuanti i quali stanno a sindacare pure sui loro compensi (questione mai sollevata prima per nessun altro artista italiano celebre all’estero).
Gli stessi pennivendoli che si esaltano per le uscite di Madonna e Lady Gaga sulla Russia e il suo presidente, si stracciano le vesti per le Pussy Riot, ma trovano solo da criticare nel fatto che una pattuglia di italiani riscuota un notevole successo in un grande ed importante Paese.
Per una volta tanto, qualcuno del mondo dello spettacolo, visto che quello della politica latita alquanto e non brilla per coraggio, ha comunque avuto l’ardire di affermare la verità dei fatti senza farsi mettere sotto da questo clima intimidatorio che vorrebbe ridurre tutto e tutti a scodinzolanti leccapiedi dell’America e della Nato.


Enrico Galoppini


FONTE: http://www.controinformazione.info


lunedì 8 settembre 2014

RISCOSSA ITALIANA



Stasera  ore 21,00

DIRETTA SUL CANALE DI 
ACCADEMIA DELLA LIBERTA'

"Riscossa italiana"

Con
- Dott. Luciano Caracciolo (magistrato)
- Avv. Marco Mori
- Giuseppe Turrisi 
- Elia Menta


LINK DIRETTA



ARNALDO SPICACCI MINERVINI: L'ECONOMIA NON CREA DANARO, IL SISTEMA LO IMMETTE DALL'ESTERNO




INTERVISTA A ENRICO GALOPPINI, REDATTORE DI EURASIA




Abbiamo voluto porre alcune domande al prof. Enrico Galoppini, storico e ricercatore, esperto delle tematiche del mondo islamico e redattore della rivista Eurasia.

1 – È evidente a tutti come il mondo stia attraversando una fase estremamente critica: crisi economica, ambientale, conflitti politici, guerre, epidemie… Come interpreta tutto questo? Qual è il quadro generale?
La cosiddetta “crisi” ha tutte le caratteristiche dell’avvio di una fase di “tribolazione”, di durata indefinibile, che dovrebbe condurre l’intero genere umano ad una “Nuova Era”.
Ora, quest’ultima definizione si presta ad ogni genere di contenuti, anche diametralmente opposti, ma è evidente la sensazione generale di una “attesa” di qualche cosa di grosso, di epocale, che ciascuno interpreta in base alle proprie credenze ed aspettative.
A questa “Nuova Era”, che taluni identificano con un “cambio di paradigma”, altri con un “nuovo modo di pensare”, altri ancora con una sorta di nuova “Età dell’oro” nella quale gli esseri umani saranno finalmente “liberi” e “consapevoli”, si deve per forza di cosa pervenire attraverso la demolizione di quelli che sono stati gli elementi sin qui costitutivi della presente umanità.
È così che possiamo interpretare correttamente i tentativi di modificare intimamente l’essere umano, dopo averne stravolto gli assetti socio-politici a partire dalla cosiddetta “Età delle rivoluzioni”.
È questa, tipicamente, l’azione delle Forze della sovversione, esistenti ab initio, ma sin qui provvidenzialmente “trattenute” finché gli uomini hanno avuto “fede”. Adesso, dopo un’opera certosina di preparazione, con l’“ideologia di genere” si giunge ad un punto cruciale di quest’azione sovvertitrice, la quale s’è finora avvalsa di strumenti che vanno dal denaro alla forza bruta, dal “progresso scientifico” alla “tecnica” eccetera, il tutto condito e sorretto da un capillare apparato di manipolazione delle coscienze (scuola, “cultura”, “arte” e mass media).
Per questi motivi che ho sintetizzato è fondamentale oggigiorno tenersi saldi alla Tradizione, nella misura in cui se ne è capaci, rigettandone le innumerevoli contraffazioni in tempi di “falsi profeti” e tutti i tentativi di presentarla per quello che non è. Insomma, guai di questi tempi a chi pensa di cavarsela con le proprie esclusive forze perché la potenza dell’inganno è troppo forte.

2 – Perché d’improvviso siamo ripiombati in un clima da guerra fredda? Cosa ha spinto “l’Occidente” a destabilizzare l’Ucraina e rendere problematici i rapporti tra Europa e Russia?
Alla luce di quanto ho detto poc’anzi, la “seconda Guerra fredda” doveva per forza di cose inverarsi. Ciò dovrebbe anche dare una sonora sveglia a chi credeva che fino a vent’anni fa lo scontro fosse tra “Capitalismo” e “Collettivismo”, tra “Americanismo” e “Bolscevismo”.
Niente di più falso. L’azione delle Forze della sovversione, il cui obiettivo finale è esattamente l’essere umano, sorta di “tempio” e creatura prediletta di Dio, dopo aver avuto ragione di quella parte di umanità “occidentale” deve assoggettare anche quella “orientale”.
Con ciò intendo dire che mentre l’uomo “occidentale”, e quindi “moderno”, ha scambiato il mezzo col fine, e perciò è interamente rivolto verso la mondanità avendo abdicato ad tutto quel che ne definiva la “virilità”, quello “orientale” antepone ancora valori tradizionali quali l’Onore e la Fedeltà e, perché no, l’amor di patria. Egli ha ancora una sua nobiltà interiore, e lo si vede nel modo in cui nell’Ucraina orientale si battono strenuamente contro quelli che sono stati incaricati di fagocitarli nell’Occidente e nella Nato. Identica cosa può dirsi per i patrioti siriani e quelli palestinesi, che ovviamente sono ben lungi, come i russi, dall’accettare abnormità quali le “nuove forme di genitorialità”, le “adozioni gay” e tutta quell’ingegneria genetica che, in nome dell’“amore”, dovrebbe condurre di fatto all’acquisto di un bambino.
D’altra parte non è stato proprio un russo – Dostoevskij – ad aver affermato profeticamente “se Dio non esiste tutto è permesso”?
Da un punto di vista geopolitico – comprensibile tuttavia solo se non si fa della geopolitica una scienza a se stante – l’attacco all’Ucraina, architettato come “autodeterminazione” del popolo ucraino e successiva “difesa” dalla “aggressione russa”, s’inserisce nella manovra che, a partire dalla Prima guerra mondiale, l’America, strumento privilegiato delle Forze della sovversione, conduce sul cosiddetto “Vecchio mondo”. Pertanto, non si deve disgiungere la “Questione mediorientale” da quella che oggi vede protagonista l’Ucraina: l’obiettivo è l’estensione al mondo intero del “mondo moderno”.

3 – Anche in Medio Oriente la destabilizzazione occidentale è all’opera: dopo Libia e Siria ora nel bersaglio è di nuovo l’Iraq. Come lo spiega, e come vede evolversi la situazione?
Attualmente i musulmani sono estremamente divisi in sette e sottogruppi che non danno alcun segno di volersi unire contro “il nemico principale”. Sembra proprio di essere di fronte ad elementi immersi nel più inconcludente tribalismo e settarismo.
Sulla Libia bisogna stendere un velo pietoso, tale è il regresso – da ogni punto vista – registrato nella ex Jamahiriyya. D’altronde, quanto è accaduto è indice del fatto che probabilmente non ne vale la pena di darsi tanto da fare per migliorare le condizioni di gente che alla prima occasione propizia baratta una sorta di Bengodi con un caos permanente. Lo stesso, in misura ridotta, dicasi per la Siria: quale profitto ha tratto il popolo siriano da questa “ribellione”? Per l’Iraq – sebbene il rovesciamento del regime ba’thista rientrasse nell’anzidetta manovra avvolgente l’intera Eurasia – il discorso è un poco diverso, poiché se senz’altro gli iracheni “stavano meglio quando stavano peggio”, oggidì, dopo oltre vent’anni di guerra, embargo e poi ancora guerra ed occupazione, possono dire di non sapere più nemmeno cosa vuol dire vivere in pace e nel benessere socio-economico, esattamente come gli afghani. La cui terra, guarda caso, era già nell’Ottocento al centro del cosiddetto “Grande gioco”, assolutamente correlato alle ultime manovre occidentali in quella regione.
Come possa evolversi la situazione è arduo prevederlo. Difficilmente, e solo a costo di una riduzione dell’Islam ad una specie di Puritanesimo vittorioso dal Marocco all’Iraq, fino all’Indonesia, avverrà una unificazione della “umma” in grado di ribaltare – ma a quel punto “illusoriamente” – la situazione. Anche perché questo Islam letteralista e modernista, contrario a quattordici secoli di tradizione, ammiratore incondizionato della scienza e della tecnica moderne (senza rendersi conto della mentalità che le ha prodotte!), vede un “pericolo” più nella Russia che nell’America, il che la dice lunga su “chi” l’ha incoraggiato e foraggiato.
Sappiamo tutti dei progetti di cantonizzazione dell’intero Vicino Oriente musulmano coltivati nei “pensatoi” anglo-sionisti, che hanno prodotto anche il cosiddetto “Stato d’Israele”. I confini posti a tavolino, dopo la Prima guerra mondiale, sono tutti più o meno arbitrari, tuttavia è evidente che se gli Stati-nazione, seppur “d’importazione”, avevano costituito ancora un grattacapo per gli occidentali, la tendenza è quella verso la loro dissoluzione. Ma non credo che la risposta giusta sia quella dei fautori dello “Stato islamico” a cavallo tra Siria e Iraq, che al di là del lugubre “spettacolo” da essi fornito, non sembrano disporre del “carisma” – e sottolineo “carisma” – necessario per una “riunificazione” della comunità dei musulmani.
Il cuore del problema sta in Arabia, su questo non c’è dubbio, perciò chiunque punti a risolvere la questione della disunione della “umma” deve venire a capo di quel problema. Ma anche qui, le avvisaglie non sono incoraggianti, poiché anziché inclinare verso l’Islam “interiore” e farsi ricettacoli dello Spirito (proprio in previsione di quella “Nuova era” cui accennavo all’inizio), questi modernisti specializzati nell’anatema verso gli altri musulmani e nella condanna di tutte le altre religioni non fanno mistero di voler radere al suolo persino la Casa di Dio a Mecca, la Ka‘ba, in nome della lotta alla “idolatria”…

4 – Fino a che punto i “BRICS” sono indipendenti, se lo sono, dal sistema di potere finanziario che domina l’Occidente?
A questa domanda si è tentato di fornire una risposta in vari numeri di ”Eurasia – Rivista di Studi geopolitici”, in particolare in “BRICS: i mattoni del nuovo ordine”. Per quanto riguarda questo problema, a mio avviso è fondamentale porsi un paio di domande: in che misura questi Paesi emergenti intendono collaborare solidalmente per estromettere il “blocco Occidentale” anglo-sionista? E, soprattutto, quale “alternativa” essi rappresentano al “modello” promosso dall’Occidente?
Nello specifico, al riguardo del primo punto, possiamo rispondere con un’altra domanda. Qual è il livello dell’interconnessione con le reti finanziarie ed economiche occidentali? Detto più esplicitamente: i BRICS preferiscono una politica di compromesso o la rottura drastica con gli occidentali?
Questi ultimi ovviamente non stanno a guardare e, anzi, tentano di alimentare dissidi tra i BRICS stessi, oppure impediscono alla loro “periferia” (l’Europa, per esempio), d’intessere rapporti troppo stretti con costoro (è stato notato che la “crisi” della Grecia ha coinciso con la proclamata massiccia presenza cinese nel porto del Pireo).
Ad un livello più “sottile”, ma senz’altro centrale per interpretare correttamente la situazione, dovremmo anche chiederci se i BRICS sono liberi o meno dall’influenza di determinate “lobby” che spadroneggiano in Occidente. Qualora tali “lobby” di tipo etnico, religioso ed occulto disponessero di ampi spazi di manovra a detrimento dei rappresentanti regolari delle tradizioni autoctone, si potrebbe affermare che anche la speranza nei BRICS è malriposta.
Un’ultima cosa va comunque rilevata. Da tutto questo discorso, che implica la ricerca di una “alternativa” o quantomeno un “contrappeso” al dominio (militare, finanziario, culturale ecc.) occidentale, vi è un grande assente: l’Europa. La quale, anzi, viene sic et simpliciter annessa all’Occidente stesso, dimostrando – come ho avuto modo di argomentare – che è il concetto stesso di “Europa” a dover esser messo in discussione.

5 – In numerosi articoli Lei descrive e sostiene la politica russa a difesa della famiglia naturale e contro la promozione dell’omosessualità. Crede che la posizione di Putin sia dettata solo da considerazioni etico-religiose, o che abbia anche risvolti politici?
Sono assolutamente fiducioso (le “certezze” non possiamo riporle nelle questioni “mondane”) che la dirigenza russa stia considerando il pericolo esiziale rappresentato dalla cosiddetta “ideologia di genere”, di cui ho disquisito – direttamente ed indirettamente – in varie occasioni. Per considerazioni di carattere generali sul problema rimando a: Un esempio di “soft power” occidentale: la propaganda omosessuale contro la Russia, mentre come riferimento bibliografico è consigliabile Unisex. La creazione dell’uomo “senza identità”, di G. Marletta e E. Perucchietti.
Chi ha chiaro dove sta “il problema” non ha dubbi nel plaudire alle iniziative di Putin e del suo entourage. Non è un caso perciò che anche un sito cattolico come “Effedieffe” (sul fatto che Effedieffe sia un sito cattolico ci sarebbe molto da ridire – nota di E.M. ) comprenda bene la “fonte” da cui trae origine la linea seguita dalla Russia, a maggioranza cristiana ortodossa, in materia di “famiglia naturale”.
D’altra parte, viviamo in un’epoca nella quale la “linea di demarcazione” si sta definendo giorno dopo giorno: da una parte i fautori della dissoluzione, dall’altra quelli della fedeltà alla tradizione, o meglio a quel “deposito di fiducia” di cui parla esplicitamente il Corano e che Dio stesso ha posto nelle mani degli uomini affinché lo custodissero e non lo corrompessero.
Ci sta benissimo che nulla si possa contro una china rovinosa che ci condurrà verso gli abissi più bui, ma guai a chi porterà il suo contribuito alla corruzione di ciò che ci è stato affidato per riportarlo incorrotto al Suo legittimo proprietario.
Tutto ciò premesso, si capisce che i “risvolti politici” – rappresentando l’applicazione di principi d’ordine spirituale ad un preciso dominio – non possono che essere evidenti a chiunque abbia anche solo una sensibilità per questo piano limitato.

6 – Come vede il futuro delle famiglie italiane e delle giovani generazioni, in un paese ridotto allo sfascio economico e al declino culturale dalle politiche atlantiche?
Questa nazione andrebbe rifondata daccapo, da cima a fondo. Nulla è da “riformare”, in quanto tutto è tremendamente corrotto e distorto. Bisognerebbe cominciare dalla scuola, dall’asilo. Ma che dico, addirittura dal concepimento stesso dell’individuo!
Gli uomini dovrebbero fare gli uomini e le donne le donne. Lo Stato dovrebbe tornare ad essere la suprema istanza in politica. Altro che “federalismo” ed “autonomie”. Il lavoro non dovrebbe essere equiparato ad un “mercato delle vacche”, ma dovrebbe garantire stabilità e fiducia nell’avvenire. La “cultura” dovrebbe estrarre da ciascuno il meglio che ha dentro di sé. Gli italiani dovrebbero essere educati a sentirsi davvero “comunità nazionale”. La religione non dovrebbe essere un orpello ideologico, ma essere viva presenza nella vita delle persone.
Guardi, come comprende bene dal fatto che vado alla rinfusa, questa Nazione è in uno stato comatoso che ha bisogno solo di una sonora sveglia data da un Condottiero in grado di galvanizzare le energie latenti ma inespresse che potrebbero esserci. O, alle brutte, di una salutare catastrofe, dalla quale emergano poi esseri umani degni di questo nome.
Non si creda di venirne fuori con la “società civile” e le “buone” ed “educate maniere”. Nemmeno – come credono certi invasati della “rivoluzione” – con un “bagno di sangue” (le guerre civili non fanno mai bene a nessuno).
Il problema principale di questa Nazione italiana (oso ancora utilizzare un termine che presto verrà abolito a favore di “esseri umani nati su un suolo amministrativamente denominato Repubblica Italiana”) è la sua pavidità, la sua colpevole sottomissione ad un sistema di raggiri ed inganni impostoci settant’anni fa con la sconfitta militare e poi perfezionato fino all’odierno immondo spettacolo di buffoni e giullari che occupano ogni spazio di una vera Repubblica delle banane sulla quale insistono oltre cento basi ed installazioni militari Usa e Nato, per non parlare del capillare apparato d’istupidimento “made in Usa” che dalle università al “divertimento” condiziona in maniera irreparabile gli animi dei nostri connazionali.

L’intervista è stata condotta da Anacronista per conto di Controinformazione.info. Articolo originale

FONTE:http://www.eurasia-rivista.org


L'UNICO PAESE AL MONDO



Questo è l'unico paese al mondo dove bisogna pagare le tasse già a un livello di reddito di metà inferiore al livello minimo garantito, 7000 euro l'anno

Questo è l'unico paese al mondo dove gli italiani pagano il ticket, i clandestini no
Questo è l'unico paese al mondo ad avere abolito il reato di clandestinità e ad andare a cercare i clandestini fuori dalle acque territoriali

Questo è l'unico paese al mondo ad avere sfacciatamente privatizzato il suo sistema bancario e la sua banca centrale in meno di dieci anni, e ad averne spudoratamente aumentato il capitale dei suoi soci a nostre spese

Questo è l'unico paese al mondo ad avere un governo dichiarato incostituzionale da una confraternita di pachidermi parassitari ma ciononostante ad essere stato dichiarato legittimo

Questo è l'unico paese al mondo a trattare meglio gli stranieri che non i suoi residenti italiani

Questo è l'unico paese al mondo a trattare a pesci in faccia un italiano quando ritorna in patria

Questo è l'unico paese in Europa a farci pagare ancora i bolli per tutto, e le commissioni per ogni pagamento bancario, postale o sisal vattelappesca

Questo è l'unico paese al mondo che pur ripudiando la guerra partecipa a tutte le missioni di guerra chiamate di pace che il suo padrone gli chiede e a farsi volentieri bombardare dagli israeliani per un tozzo di pane

Questo è l'unico paese al mondo ad essersi fatto fare lo spezzatino per darlo via dello scrigno del made in Italy e della garanzia della solidarietà del paese, l'IRI

Questo è l'unico paese al mondo ad aver prodotto il maggior numero di invenzioni non brevettate anzi rubate dalle holding internazionali, mentre si dislocavano FUORI dal paese le industrie dell'unico al mondo MADE IN ITALY

Questo è l'unico paese al mondo che si è lasciato calpestare nella fierezza del belpaese senza fiatare completamente manipolato nei complessi di inferiorità, ad arte inculcatici dall'invasore

Questo è l'unico paese al mondo ad avere la sede della Chiesa e anche quella di 700 tra sette sataniche e logge

Questo è l'unico paese al mondo bello caloroso umano diventato brutto sporco malato dove l'umanità la devi andare a cercare nelle nicchie


Questo è l'unico paese al mondo dove la burocrazia è appositamente persecutoria nei confronti dell'italiano

Questo è un paese unico al mondo

Questo è il mio paese questo è il tuo paese questo è il nostro paese

Questo è il paese dove rimarrò se possibile fino alla fine PER RESISTERE


Nicoletta Forcheri 1 settembre 2014



FONTE: http://mercatoliberotestimonianze.blogspot.it/