martedì 24 dicembre 2013

CRISI E SUICIDI...MA CI SONO DAVVERO TANTI PAZZI?



“Si dà fuoco in piazza S. Pietro: gravissimo”. “Uccide moglie e figli e poi si toglie la vita”. “Trovato impiccato in casa con un biglietto: scusatemi, non ce la facevo più”. Questi sono solo alcuni dei titoli che quotidianamente troviamo sulla stampa nazionale riguardanti suicidi di nostri connazionali che decidono, evidentemente in preda alla disperazione, di farla finita per sempre. Talvolta togliendo in silenzio il classico ‘disturbo’, talaltra producendosi in una strage di tutta o di parte della loro famiglia.
Il minimo comun denominatore di tutti questi fatti gravissimi che i media tendono a minimizzare, è lo stato di grave prostrazione causato dalla cosiddetta “crisi”. Cosiddetta perché, come più volte abbiamo avuto modo di spiegare[1], essa è stata voluta e prodotta, essenzialmente attraverso lo strumento monetario, per realizzare precisi e criminali obiettivi, tra i quali l’aumento esponenziale dei suicidi non è che un clamoroso e macabro ‘dettaglio’.
Ma un suicidio è pur sempre una cosa molto grave e dolorosa.
Innanzitutto, dal punto di vista ‘filosofico’, esso – quand’è compiuto sull’onda del trasporto emozionale – rappresenta una sconfitta per chi lo mette in opera. In seconda istanza, ad un livello politico-sociale, la comunità non può che dolersi per la scomparsa di un suo valido membro, che messo in altre condizioni ed adeguatamente sostenuto non sarebbe probabilmente giunto a tanto. Vi è poi ovviamente il piano affettivo, che riguarda i congiunti e gli amici di colui che arriva a questo gesto estremo. Per non parlare poi delle mattanze familiari che in più d’un caso accompagnano quelli che la stampa serva del potere s’affretta a definire “stragi della follia” per archiviarle in fretta e furia.
Eh sì, perché ogni volta viene insinuato più o meno subdolamente che il suicidato di turno fosse “depresso da tempo”, “affetto da disturbi” e che avesse dato qualche “segno di squilibrio”.
Dare del “pazzo” a qualcuno è molto comodo e sbrigativo. La “follia” è difatti la tipica scappatoia che permette superficialmente di non affrontare qualsiasi problema ed analizzarlo da ogni punto di vista per individuarne le cause e quindi la soluzione.
Così, a cadenza regolare, l’Occidente – attraverso il proprio apparato mediatico - se la prende con qualche “pazzo” (cioè un “nuovo Hitler”), ovvero chi non si allinea istantaneamente ai diktat dell’Occidente. E se solo ti azzardi ad osservare il cielo e noti che qualcosa non va[2], ecco che diventi da trattamento sanitario obbligatorio[3] (TSO). Ovviamente, tutti coloro che, adducendo solidi argomenti, reclamano la sovranità monetaria per la propria nazione vengono iscritti d’ufficio nella categoria dei “pazzi”. E l’elenco prosegue indefinitamente, includendo tutti quelli che spregiativamente questa stampa abietta bolla come “nemici dell’Occidente” adombrando il sospetto che si tratti di pericolosissimi individui che odiano la propria gente quando invece è vero esattamente il contrario.
Per cui c’è poco da meravigliarsi che per un padre che non riesce più a dare da mangiare alla sua famiglia, un piccolo imprenditore oberato dalle tasse, una persona di mezza età che dopo il fallimento dell’azienda in cui lavorava non troverà più lavoro, un pensionato alla fame o un giovane che trova solo lavori “precari”, insomma, per tutti costoro, quando arrivano a togliersi la vita, non si trovi altro che la solita ‘spiegazione psichiatrica’.
Eppure, gli stessi indegni ed indecenti giornalisti, appena un omosessuale si toglie la vita non esitano a dare la colpa a qualcheduno reo, secondo loro, di averlo indotto a tanto mediante dileggi e vessazioni, fino a puntare il dito contro le leggi vigenti che “vanno cambiate!” (per introdurre poi i “matrimoni” e le “adozioni gay” e chissà cos’altro). Naturalmente a questi pappagalli del politicamente corretto non viene mai in mente che – fatti salvi i casi di effettive gravi pressioni - ad un omosessuale potrebbe scattare la spinta a suicidarsi per ‘risolvere’ una tensione interiore non più sopportabile tra quel che si è e quel che si vorrebbe essere o che si ritiene la società ci richieda di essere. Non sia mai detto: anche il solo pensarlo è già “omofobia”!
Ma quando a suicidarsi (e ormai sono in troppi) sono delle persone che giungono a tanto solo per problemi economici indotti da una politica deflazionistica generata dalla classica chiusura del ‘rubinetto del denaro’ operata dalle grandi banche[4], nessun “autorevole commentatore” (che nella neo-lingua significa “bugiardo e mistificatore patentato”) fa il classico due più due dando la colpa alle attuali politiche monetarie e, diciamolo chiaramente, alle vigenti “leggi sul lavoro”, divenute insindacabili e circonfuse d’una aura di sacralità da quando D’Antona prima e Biagi dopo sono stati assassinati dalle “nuove B.R.” (che dopo questo ‘servizietto’ nessuno ha più sentito nominare!).
Pertanto, tutto questo accalorarsi per “modificare le leggi” quando in questione vi sono gli omosessuali è, oltreché sospetto, pretestuoso, stupido e sinceramente truffaldino. Senza dimenticare che è più facile per degli zerbini dalle fattezze antropomorfe sbraitare su una questione marginale piuttosto che prendere di petto un grave problema che coinvolge tutti, omosessuali compresi e pure loro stessi, sovente inquadrati nelle varie testate giornalistiche con contratti capestro: il lavoro e la sovranità monetaria[5], col primo che dipende direttamente dalla seconda, tant’è vero che anche chi vorrebbe assumere non lo fa perché “non ci sono i soldi” (cosa palesemente assurda perché basta una  tipografia di Stato), mentre quei pochi che circolano devono andare a saziare le pretese sempre più esose delle banche e dei vari “enti pubblici” a loro volta giugulati dal potere bancario e ridotti a odiosi gabellieri per conto dei “Signori del denaro”.
Ora, in un siffatto clima di disordine e di contravvenzione ad ogni minima normalità, dare del “pazzo” a chi si uccide o anche il solo insinuarlo è di per sé una cosa non solo immorale, ma anche falsa ed ipocrita, che va solo a detrimento della già infima reputazione di chi si ostina a nascondere la verità.

Enrico Galoppini


[1] E. Galoppini, Il “debito” come il famoso “pollo a testa”: ma si può andare avanti così?: http://frontediliberazionedaibanchieri.it/article-il-debito-pubblico-come-il-famoso-pollo-a-testa-114459322.html.
[2] E. Galoppini, Perché i nostri cieli non sono più blu?: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=42689.
[3] Così ha detto – tra il serio e il faceto - il neo-segretario del PD Matteo Renzi, nel corso d’un noto “talk show” televisivo: http://www.stampalibera.com/?p=69825.
[4] Cfr. quest’ottima spiegazione del prof. Padovani dell’Univ. de L’Aquila, tenuta durante una trasmissione televisiva su un canale abruzzese, la quale ha il pregio di essere molto chiara e mirata all’essenziale: http://www.youtube.com/watch?v=jFNaMuAHo6M#t=4791.
[5] P. Bogni, Sovranità monetaria, signoraggio bancario: http://www.caposaldo.org/area-tematiche/sovranit%C3%A0-monetaria-signoraggio-bancario


FONTE: http://ideeinoltre.blogspot.it/2013/12/enrico-galoppini-crisi-e-suicidi-ma-ci.html




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